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STAMINA/ I Nas sequestrano le cellule a Spedali Civili di Brescia. Niente infusione per Noemi

Stop alle cure con le staminali agli Spedali Civili di Brescia: è «attività delittuosa». Dice questo il provvedimento con cui un gip del tribunale di Torino, Francesca Christillin, ha ordinato ai carabinieri del Nas di sequestrare cellule e apparecchiature. Un intervento durissimo che è stato caldeggiato dai magistrati della procura del capoluogo piemontese dopo lunghe meditazioni: il pm Raffaele Guariniello indaga da mesi sulla metodica Stamina di Davide Vannoni, di cui ha chiesto il rinvio a giudizio (con altre dodici persone) per associazione per delinquere finalizzata alla truffa, e, insieme ai suoi collaboratori, ha deciso di stroncare una sperimentazione che, come si legge nelle carte processuali, ha solo «intenti speculativi». «Brescia è nostra a 360 gradi», si era rallegrato via e-mail nel 2011 Marino Andolina, il chirurgo triestino che da sempre spalleggia Vannoni e ora rischia di essere processato con lui. Una banda, secondo gli inquirenti, che punta a fare «lauti profitti» sulla «disperazione» di pazienti e familiari. Come Andrea, il papà di Noemi, la bimba di due anni di Guardiagrele (Chieti) affetta da Sma1: «Siamo sconvolti. Dovevamo partire domani per il ricovero. Ci si mobilita per la Sla ma il malato di Sma è lasciato solo». In varie parti d’Italia 164 giudici civili avevano dato il via libera alle terapia a Brescia e questo fa dire a Vannoni di «non avere mai visto un conflitto così fra i poteri dello Stato». Andrea non si dà pace: «Dopo l’ultimo mese di battaglie la legge ci aveva dato ragione. Non sono riusciti a bloccare i giudici dell’Aquila, non sapendo cosa fare hanno chiesto aiuto all’Aifa e ora hanno fatto arrivare i Nas». Ma non c’è nessun conflitto, secondo le toghe subalpine. Quei provvedimenti giudiziari, «al di là del rispetto che gli è dovuto», hanno «finalità autonome e distinte», «non legittimano nè delegittimano le attività delittuose» e non si pronunciano sulla validità scientifica del metodo. Un giudice di Trapani dice espressamente che «non sa e non può sapere» se Stamina funziona, se è inutile o se è addirittura rischiosa. Le conclusioni dell’inchiesta penale, invece, sono diverse: ci sono i pareri degli specialisti, gli interventi delle autorità sanitarie (il Ministero della Salute, l’Aifa, il board di saggi del 2012, il Comitato tecnico scientifico), le severe critiche di due premi Nobel per la medicina, l’americano Randy Schekman e il giapponese Shinya Yamanaka, il fatto che negli Usa (come risulta agli inquirenti) la domanda di brevetto della metodica sia stata rigettata. In Italia, poi, 172 giudici civili hanno detto «no» alla sperimentazione. Uno di loro ha persino scritto che si tratta di «ciarlataneria». Vannoni si appella ai suoi sostenitori: «Il rischio che Stamina non riprenda più le attività è molto alto, ma credo che le famiglie non abbandoneranno la battaglia per la difesa dei loro diritti e questo mi fa ben sperare». Ma l’associazione Scr Italy (Stem Cell Research) «saluta positivamente» l’azione del tribunale di Torino e si augura che non venga sconfessata. Il papà di Noemi ricorda di avere «scritto tante volte a Renzi» senza mai ricevere risposta

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