| categoria: sanità

La truffa dei flaconi d’oro all’ospedale di Manfredonia, processo per 7 indagati

La truffa “abnorme” ai danni della sanità pubblica, secondo la Procura di Foggia, è partita dall’ospedale di Manfredonia. Era qui che erano necessari solo novanta flaconi di disinfettante per le sale operatorie. E sarebbe bastato spendere ottomila e cinquecento euro. Ovvero novantacinque euro per ogni flacone da cinque litri. Invece la Asl di Foggia ne ha acquistati ben mille e duecento, arrivando a tirare fuori in tre anni (dal 2009 al 2011) quasi due milioni e mezzo di euro di soldi pubblici. E pagando ogni singola bottiglietta (sempre da cinque litri) 1900 euro (Iva inclusa). La Guardia di finanza ha accertato che la fornitura in questione era anche “inutile”, in quanto materiale simile era “già presente” nella farmacia dei tre ospedali coinvolti nella truffa (Manfredonia, San Severo e Lucera).

Ma non è tutto: un milione e mezzo di euro per i flaconi d’oro erano in realtà “ordini falsi”, “mai autorizzati” e pagati dal servizio sanitario con l’utilizzo di timbri e firme fasulli. Altro che spendig review: tre ospedali del tavoliere delle Puglie per due imprenditori erano diventati l’albero della cuccagna, il rubinetto dei soldi facili. E correvano tangenti, viaggi gratis e perfino buoni di benzina per i pubblici funzionari dell’ufficio “patrimonio” che “inventavano” gli ordini del disinfettante d’oro e non solo quello.

Il fornitore: “Costa di meno? L’ho scoperto dopo su internet…”. E’ tutto scritto in un’informativa della Gdf che ora è al centro della richiesta di rinvio a giudizio per sette indagati tra pubblici funzionari e imprenditori. E l’inchiesta che il prossimo 24 settembre arriverà davanti al giudice per le udienze preliminari è partita grazie ad un medico, un responsabile dell’’ospedale di San Severo, Giuseppe D’ Alessandro, che davanti all’arrivo della prima fornitura di Trigene – questo il nome del disinfettante – con relativa bolla d’accompagnamento, è saltato sulla sedia davanti al prezzo d’acquisto. “Quando mi venne mostrata la comunicazione dell’ufficio patrimonio con l’ordine del Trigene, non avendone mai sentito parlare e sorpreso per il costo esorbitante, ho accennato al direttore amministrativo le mie perplessità in merito – ha raccontato ai finanzieri -. Quest’ultimo mi ha invitato a segnalare subito la cosa per iscritto”. La nota è arrivata fino ai tavoli dell’assessorato regionale ed è poi finita in Procura. E da lì è partita l’inchiesta. L’imprenditore che ha “venduto” il disinfettante ad un prezzo “abnorme”, Ettore Folcando, ora ha chiesto il patteggiamento. E ha raccontato agli inquirenti di aver scoperto il costo “reale” del Trigene solo dopo l’avviso delle indagini “navigando su Internet”. Sostenendo di essere stato truffato a sua volta in quanto rivenditore. “Quando ho saputo dell’indagine ho fatto delle verifiche e ho scoperto che il prezzo di vendita del Trigene era molto più basso… Ho acquistato tramite internet dei flaconi di Trigene, pagandoli al prezzo di 95,75 euro per ciascun flacone Iva compresa. Ho fatto fare delle analisi ed ho scoperto che si tratta dello stesso prodotto acquistato dall’Asl Fg a 1600 euro”, mette a verbale.

Alla Asl nessuno verificava i prezzi. Scrive la Procura di Foggia nella richiesta di rinvio a giudizio: “L’imprenditore Folcando propone ai suoi interlocutori, cioè gli impiegati dell’Asl di Foggia preposti all’istruttoria delle pratiche di acquisto, prezzi abnormi rispetto a quelli offerti dal mercato, certo che nessuno ne verificherà mai la congruità e solleverà obiezioni, poiché le forniture sono state decise, come si vedrà, sulla base di accordi illeciti”. E aggiunge: “Il quadro che emerge dalle risultanze acquisite nei procedimenti richiamati è quello di un ufficio area gestione del patrimonio diretto da funzionari che non esercitano alcun filtro di tecnicità e correttezza; in tale contesto ambientale, è assicurata al funzionario Di Stefano Nazario tutta la libertà d’azione che gli consente di commettere innumerevoli azioni delittuose”.

Il funzionario collettore di tangenti. Scrive la Procura di Foggia: “Le indagini svolte evidenziano il ruolo di primo piano svolto dal Di Stefano Nazario all’interno dell’Asl di Foggia, quale collettore di tangenti. Anzitutto, occorre sottolineare come il Di Stefano, nonostante fosse in possesso della qualifica di coadiutore amministrativo e, quindi, non abilitato ad istruire le pratiche amministrative oggetto dell’inchiesta sia stato destinato a tali incombenze da tutti i dirigenti che si sono succeduti nella carica di direttore dell’area patrimonio dell’Asl Fg, e cioè Lamedica Silvano, Granatiero Raffaele e De Francesco Romolo. Quali le ragioni dell’affidamento di tali compiti al Di Stefano? La risposta al quesito la fornisce lo stesso Di Stefano nel corso dell’interrogatorio reso davanti al pubblico ministero: in sintesi, il Di Stefano ha dichiarato di aver agito fedelmente su disposizione dei suoi capi servizio e di aver ricevuto tangenti non solo per sé, ma anche per il Granatiero Raffaele, il De Francesco Romolo e per l’Inchingolo Savino (quest’ultimo, sub commissario dell’ Asl di Foggia). Ovviamente, sia il Granatiero che il De Francesco, in tutte le occasioni in cui sono stati sentiti, hanno preso le distanze dall’operato del Di Stefano Nazario, attribuendogli la responsabilità esclusiva dell’istruttoria delle pratiche oggetto dei diversi procedimenti penali”, conclude la Procura.

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