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IL PUNTO/ Dall’Ucraina ai marò, le tante sfide della Mogherini

Dall’Ucraina alla vicenda dei due marò italiani ancora bloccati in India, dalla crisi in Libia a quella che sta devastando l’Iraq e alle irrisolte questioni mediorientali: è uno scenario complesso come mai in questi ultimi anni quello con cui dovrà confrontarsi Federica Mogherini assumendo l’incarico di Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza, (lady Pesc). Mogherini – che assumerà dal primo novembre anche la carica di vicepresidente della Commissione europea – subentrerà in un compito di grande responsabilità e che si annuncia tutt’altro che semplice alla laburista inglese Catherine Ashton, colei che in questi ultimi cinque anni ha dovuto costruire dal nulla il servizio diplomatico europeo (Seae) in base a quanto stabilito dal Trattato di Lisbona. Un’iniziativa presa dai partner Ue con l’obiettivo di dare all’Unione una voce sola – il famoso ‘numero di telefonò che Henry Kissinger chiedeva per poter parlare con l’Europa – e più autorevole per aumentarne il peso e l’influenza sulla scena internazionale. Una missione che finora non ha dato grandissimi risultati. Ashton è comunque riuscita a riannodare i fili del dialogo tra Serbia e Kosovo e a svolgere un ruolo non marginale nei negoziati con l’Iran sul nucleare. L’attuale titolare della Farnesina andrà a guidare un servizio formato da 3500 funzionari a cui si aggiungono altri 3500 funzionari della Commissione Ue distaccati presso le 139 delegazioni sparse per il mondo che costituiscono la rete diplomatica. Per il suo funzionamento questo apparato può contare su un budget di 789 milioni (500 provenienti direttamente dal suo bilancio, 270 da quello della Commissione). Le delegazioni dell’Ue, là dove non sono presenti ambasciate o consolati dei Paesi membri, ne svolgono le funzioni e ad essi si possono rivolgere per le loro necessità i cittadini europei. Prima di andare a occupare una delle poltrone più prestigiose – ma anche scomode – delle istituzioni europee, Mogherini, come tutti gli altri commissari designati, dovrà superare l’esame dell’Europarlamento. Ma già domani potrebbe essere a Bruxelles per un primo giro di contatti e martedì, nella veste di presidente di turno dell’Ue, avrà la sua prima audizione davanti alla commissioni esteri del Pe presieduta dal popolare tedesco Elmar Brok (molto vicino ad Angela Merkel). Come sottolineano gli addetti ai lavori, per il successo della doppia missione che Mogherini dovrà svolgere – rappresentare l’Ue sulla scena internazionale ma essere anche un punto di riferimento per l’Italia a Bruxelles – sarà cruciale la scelta dei suoi più stretti collaboratori. La nuova lady Pesc troverà all’interno del suo servizio figure di primo livello come Agostino Miozzo, proveniente dalle fila della protezione civile italiana e da anni direttore della struttura Seae che si occupa degli interventi in aree di crisi, e Ferdinando Gentilini, direttore per i Balcani Occidentali e la Turchia. Ma anche Stefano Manservisi, già capo di gabinetto di Romano Prodi alla Commissione europea e da qualche mese ambasciatore Ue ad Ankara. Dovrà però dotarsi anche di esperte figure ‘tecnichè interne alla Commissione che la possano coadiuvare, specie quando sarà all’estero, nella gestione dei tanti dossier ‘caldì che approdano sui tavoli di Bruxelles e che spesso sono di cruciale importanza per gli interessi italiani.

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