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PROFILO/ Donald Tusk, il liberale che ha sconfitto il populismo

Il premier polacco Donald Tusk, nominato stasera alla presidenza del Consiglio dell’Unione europea al posto del belga Herman Van Rompuy, è stato il primo a vincere due elezioni consecutive nella Polonia democratica sconfiggendo il populismo di destra dei fratelli Kaczynski. Centrista e liberale, in buona sintonia con la Germania di Angela Merkel, è considerato un politico pragmatico, anche nel suo atteggiamento nei confronti della Russia sulla crisi dell’Ucraina che lambisce i confini del suo Paese. Cinquantasette anni (è nato a Danzica il 22 aprile 1957), deve il suo nome Donald – insolito per un polacco – alla nonna che lo scelse in onore di un attore americano. Solo da adulto ha conosciuto le radici della sua famiglia, che appartiene all’antica minoranza linguistica slava dei Casciubi. Laureato in Storia all’Università di Danzica, da giovane ha militato in Solidarnosc e si è avvicinato al liberalismo. Dal 1983 al 1990, sotto la legge marziale del generale Wojciech Jaruselski, non riuscendo a trovare lavoro fu impiegato nella pulizia delle ciminiere industriali, lavorando tutto il giorno appeso a un’imbracatura: «Alto da terra, alto rischio, guadagno più alto degli altri», è la frase con cui lui stesso ha riassunto quegli anni. Sportivo e appassionato di calcio, è sposato dal 1978 e ha due figli. Dal 1988 Tusk ha presieduto il Congresso liberaldemocratico (Kld), il partito fondato con i suoi sodali di Danzica, che nel 1995 si è fuso con Polonia Unione democratica, il partito del primo premier della Polonia democratica, Tadeusz Mazowiecki, e che è diventato poi Unione della Libertà. Nel 2001 ha fondato un suo partito, Piattaforma civica (Po), che presiede dal 2003. Dal 1997 al 2001 è stato vicepresidente del Senato e nel 2001-05 vicepresidente della Camera bassa (Sejm). Dopo la vittoria del Po nelle politiche del 2007, è diventato premier di un governo di coalizione col Partito dei Contadini (Psl) vincendo di nuovo nel 2011. Promotore di una buona crescita economica pur nel pieno della crisi, con un mercato del lavoro reso più flessibile, a differenza dei suoi predecessori Kaczynski, ha buoni rapporti con Berlino e in questi ultimi anni è riuscito a conquistare per Varsavia un ruolo più decisivo nell’Ue. E sebbene Varsavia faccia la voce grossa con la Russia di Putin per il suo conflitto con l’Ucraina e sia in prima fila nel sostenere la necessità di nuove sanzioni occidentali, il suo governo fin dall’inizio ha lavorato sottotraccia per ammorbidire le storiche frizioni con Mosca.

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