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Terrorismo, allerta in Italia: controlli raddoppiati

Circolari di allertamento e direttive, cinque negli ultimi dieci giorni, partite dal Viminale e inviate a prefetti, questori e alle forze di polizia di tutt’Italia. La prima è stata mandata dopo la diffusione del video in cui James Foley veniva decapitato. Il 20 agosto. Nel documento si fa riferimento alle immagini e poi si richiede «con effetto immediato» il rafforzamento dei dispositivi di vigilanza. Ma a seguire, di documenti, dal ministero dell’Interno, ne sono partiti altri, legati alla decisione del governo italiano di inviare armi ai peshmerga curdi e alle indicazioni degli 007 sul crescente antisemitismo, legato all’evoluzione del conflitto israelo palestinese. Il livello di allerta non è altissimo ma il Viminale chiede anche l’intensificazione dell’attività infoinvestigativa. I possibili obiettivi non solo le sedi istituzionali italiane, le ambasciate e i consolati. Anche i centri di cultura e le scuole straniere sono a rischio, come gli uffici turistici.

E a dimostrare che l’attenzione è alta sono anche controlli negli aeroporti, raddoppiati nelle ultime settimane. La minaccia jihadista potrebbe arrivare con un passaporto inglese o, addirittura, dall’area Schengen.

I DOCUMENTI
Nella prima direttiva partita dal Viminale si fa esplicito riferimento alla decapitazione di Foley- Poi si chiede «Con effetto immediato si dovrà dare massimo impulso, ognuno per le rispettive competenze, ai servizi di prevenzione a carattere generale che rafforzino maggiormente dispositivi di vigilanza e controllo del territorio, attuando un’ulteriore sensibilizzazione delle misure di vigilanza e sicurezza a tutela degli obiettivi ritenuti sensibili». E i luoghi a rischio «sono quelli che per le circostanze» possono essere oggetto di attentati: «Sedi diplomatiche e consolari e di interesse socioculturale, economico e religioso, compresi istituti scolastici e turistici». Il Viminale raccomanda anche una maggiore attenzione alle personalità legate a Usa, Israele, Gran Bretagna, Iran e Iraq e alle loro residenze, «al fine di prevenire eventuali azioni delittuose». In un’altra circolare di allertamento si precisa: «Si vorrà altresì avere cura di mantenere al livello di piena efficienza l’attività infoinvestigativa, al fine di cogliere notizie e segnali sulla possibile attuazione anche di imprecisate azioni delittuose».
In Italia l’attenzione è concentrata sui cosiddetti returnisti: jihadisti che, nei campi di addestramento in Medio Oriente, hanno imparato a combattere e, in Iraq o in Afghanistan, hanno davvero preso parte alla grande battaglia dell’Islam. Vivono tra Brescia, Torino, Padova, Bologna, Ravenna e in Veneto e in questi centri esercitano la propria attività di propaganda. Portano, oltre insieme alla gloria, il Know how e la capacità attrattiva. Conoscono l’uso delle armi e dell’esplosivo. Ma attualmente non risultano organizzati in cellule. Il quadro è invariato rispetto alla relazione consegnata lo scorso mmarzo alle camere dai nostri servizi di sicurezza. Gli 007 ricordavano la morte in Siria, il 12 giugno 2013, del genovese Giuliano Delnevo «unitosi nel dicembre 2012 all’insorgenza islamista anti-Assad al termine di un percorso di radicalizzazione culminato nella disponibilità al sacrificio personale». E aggiungevano: «La presenza di potenziali mujahidin pronti a fornire il proprio contributo alla causa si evidenzia soprattutto tra le fila degli “islamonauti” che si indottrinano sul web e animano gruppi di discussione e social forum».

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