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UE/ Mogherini, in sei mesi da ministro degli esteri a Lady Pesc

Federica Mogherini è il nuovo Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, al posto di Catherine Ashton, il cui mandato scadrà il prossimo 31 ottobre. Quarantuno anni, romana, sposata e madre di due figlie, Mogherini è ministro degli Esteri da poco più di sei mesi, dal 21 febbraio scorso, ragione per cui, da quando è emersa la sua candidatura, all’inizio dell’estate, molti Paesi non hanno nascosto le loro perplessità per la mancanza di esperienza della titolare della Farnesina. E a queste, nelle settimane scorse, si sono unite le critiche di quanti la considerano troppo filorussa. Alcuni Paesi, i baltici in testa, l’hanno criticata per la visita a Mosca all’inizio di luglio, la prima da presidente di turno della Ue, visita seguita da una tappa a Kiev. Ancora negli ultimi due giorni, a mettere in dubbio la sua scelta sono stati il «Financial Times» e «Le Monde», definendola rispettivamente «deludente» e «sbagliata» in un momento di gravi tensioni internazionali, dominate dalla crisi ucraina. Perplessità evidentemente non condivise dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha dato il via libera alla sua nomina, anche se, secondo fonti di stampa, per ottenere in cambio il sostegno del premier Matteo Renzi allo stop alla candidatura del francese Pierre Moscovici a commissario europeo per gli Affari economici. Laureata in Scienze politiche con una tesi di filosofia politica sul rapporto tra religione e politica nell’Islam, fatta durante l’Erasmus a Aix-en-Provence, in Francia, Mogherini ha iniziato il suo percorso politico nella Sinistra giovanile nel 1996, e nel 2001 è entrata nel Consiglio nazionale dei Ds, poi nella direzione nazionale e nel Comitato Politico. Nel 2003 ha iniziato a lavorare al dipartimento Esteri dei Ds, prima come responsabile del rapporto con i movimenti, poi come coordinatrice del Dipartimento, e da ultimo come responsabile delle Relazioni internazionali. Negli anni scorsi, ha tenuto le relazioni con il Partito socialista europeo, lavorando all’ingresso del Pd nel Pse avvenuto la scorsa primavera. Tra i primi dossier affrontati dalla titolare della Farnesina alla guida della diplomazia italiana c’è stato il caso marò, sul quale, d’intesa con il premier Renzi e con il ministro della Difesa Roberta Pinotti, ha deciso di perseguire la strada dell’internazionalizzazione. Nelle ultime settimane sono state la crisi in Medio Oriente, da Gaza all’Iraq, dalla Libia alla Siria, e la crisi in Ucraina a monopolizzare la sua attenzione. In Israele e nei Territori è stata a metà luglio, proprio pochi giorni dopo l’avvio dell’offensiva dello Stato ebraico contro la Striscia, dopo essere stata al Cairo, poco dopo la vittoria alle elezioni presidenziali del generale Abdel Fatah Al-Sisi, aprendo la strada alla successiva visita di Renzi all’inizio di agosto, primo premier occidentale nella capitale egiziana dopo l’avvio del nuovo corso. Ma la sua prima visita da presidente di turno della Ue era stata a Mosca e Kiev, visita seguita da uno strascico di polemiche che di fatto avevano rallentato la sua corsa a ‘Lady Pesc’ al vertice Ue di metà luglio. I Paesi baltici ma non solo l’avevano giudicata troppo ‘filo-Cremlinò, troppo sbilanciata verso la Russia, ma l’adesione convinta nelle settimane scorse dell’Italia alle nuove sanzioni verso Mosca e il protagonismo delle ultime settimane sulla scena mediorientale della diplomazia italiana hanno fatto cadere molte delle obiezioni. L’accordo sul nome del premier polacco Donald Tusk, rappresentante dei Paesi dell’est europeo, ha fatto il resto per far accettare la sua nomina.

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