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Legge elettorale, riparte la riforma. Soglie e preferenze per andare oltre l’Italicum

Roma - Palazzo Chigi, sede del presidente del consiglio

«O facciamo i collegi uninominali o plurinominali piccolini. Oppure mettiamo le preferenze. Troveremo una soluzione, ma il punto centrale è che si deve sapere chi vince le elezioni». In una delle sue uscite estive in Tv (a ‘Millennium’) Matteo Renzi aveva lasciato capire con chiarezza che aria avrebbe tirato dalle parti della riforma elettorale una volta ripresi i giochi. Dalla prossima settimana la ruota della riforma ricomincia a girare. Al Senato, come da accordo nell’ultima conferenza dei capigruppo, la prima commissione torna a riunirsi mercoledì prossimo (alle 16,15) per esaminare il Ddl sulla Pubblica amministrazione. L’impegno, però, è quello di riprendere subito con l’esame della riforma elettorale. Una sorta di calendarizzazione a metà che, pur se tra qualche critica e mugugni, in concreto servirà a riannodare quel filo del dialogo per forza di cose perso durante l’estate. In una intervista al ‘Sole 24 Orè prima delle chiusura estiva, la presidente della prima commissione del Senato Anna Finocchiaro aveva spiegato che il cantiere legge elettorale è un cantiere aperto.
«Ormai possiamo dire con relativa certezza che la legge elettorale non sarà l’Italicum, non sarà cioè un sistema con le storture che a mio avviso ha la legge approvata dalla Camera: soglie di sbarramento molto alte, che arrivano fino al 12% per le coalizioni, e un premio di maggioranza attribuito al 37%. Quanto alle preferenze, essendo del Sud non ne sono un’appassionata ma una soluzione mista si può trovare», aveva spiegato la Finocchiaro. La discussione, quindi, riprende esattamente dal punto in cui si era fermata: preferenze e soglie di sbarramento. Per rimodellare quell’Italicum che dovrebbe finire per assomigliare in modo relativo alla versione oggetto del primo ‘Patto del Nazarenò e licenziata dalla Camera nel marzo scorso. Lo stesso Renzi, del resto, nei giorni caldi dell’esame al Senato delle riforma istituzionale aveva apertamente dato il via libera alle modifiche. Ma proprio il Patto del Nazareno continua ad essere l’elemento chiave delle riforme, per esplicita volontà di Renzi che ha sempre considerato un valore aggiunto realizzare nel riforme coinvolgento il numero maggiore di interlocutori. Da questo punto di vista, si riparte dall’ultimo incontro a palazzo Chigi tra il premier e Silvio Berlusconi.
Convergenza ampia» sulle soglie ma «cautela» sulle preferenze, era stata la sintesi del vice segretario del Pd Lorenzo Guerini al termine di quel faccia a faccia agostano. «Le modifiche devono essere fatte con l’accordo di tutti contraenti», aveva detto Guerini ripetendo il ‘mantrà del Pd sulle riforme. La questione delle modifiche alla legge elettorale dovendo, per volontà del governo, essere ampia è quindi molto complessa. L’argomento tocca trasversalmente tutto l’arco costituzionale, davvero al completo se si pensa che a differenza di altri temi Renzi e il Pd hanno intavolato una trattativa (pur se burrascosa) anche con il M5S, anche se una serie di incontri tra le delegazioni dei due partiti non ha portato ad alcun approdo. Non solo, il tema è avvertito con grande sensibilità all’interno dello stesso Partito democratico. In particolare, la minoranza interna non ha mai nascosto di voler dare battaglia sulle preferenze. E, forse, proprio questo l’ostacolo più grande al superamento dell’Italicum. Sulle ‘sogliè, infatti, la dialettica tra i vari partiti era già avviata e indirizzata verso un superamento dei limiti imposti nella prima versione della legge elettorale. Ma sulle preferenze la musica che suona per la riforma elettorale è molto più animata. Al Senato, come è noto, i numeri per il governo sono più risicati che alla Camera e pur se ‘irrobustità dai voti di Forza Italia, la maggioranza dovrà far conto su un solido accordo politico per superare anche questo scoglio.

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