| categoria: economia

FOCUS/ Bce ha agito d’anticipo, temeva un inquinamento dei prezzi

Più che i segnali di deflazione di alcuni importanti Paesi e «la sorpresa» della frenata registrata in Germania, Italia e Francia nel secondo trimestre, è stato l’impatto che questi ultimi indicatori avrebbero potuto avere sulle aspettative a medio termine dell’inflazione a spingere la Bce ad accelerare nei propri interventi, decidendo anche un taglio dei tassi. Le stime fatte dalla Bce non erano cambiate molto ma i segnali di peggioramento, anche quelli della fiducia, sono arrivati in un momento considerato delicatissimo, con una «ripresa debole» e «un contesto ancora incerto». Cosi c’era il rischio che i segnali di deflazione a breve potessero «inquinare» le aspettative sui prezzi, quasi «insinuandosi» nelle previsioni future. Il capo economista della Bce Peter Praet spiega così, a Cernobbio, i motivi delle ultime scelte della Bce. Draghi, di fatto, ha giocato d’anticipo. «Quando vedi segnali di indebolimento in un contesto fragile – spiega Praet – devi fare attenzione di non essere in ritardo». Ma, se tutti all’interno del Board hanno guardato agli ultimi indicatori con preoccupazione, qualche distinguo si è invece sentito proprio «sul grado di preoccupazione e sui tempi di intervento». «Alcuni hanno argomentato che bisognava prendersi un pò di tempo in più per aver altri dati», ammette il capo economista. Ma alla fine è prevalso il sostegno alle scelte indicate nel comunicato. Nel mix di valutazioni sono finite le difficoltà della Germania e i nuovi rischi geopolitici. «Parte dei consumi – abbiamo valutato – è stato alimentato da una riduzione dei risparmi. Ora nuovi rischi potrebbero spingere a risparmiare di più, con impatto negativo sui consumi». Di certo la Bce è pronta a fare la sua parte. Per ora con interventi di facilitazione del credito che che sarà di «impatto rilevante». Il fatto che Draghi abbia usato l’indicativo nel suo statement ha un vero valore. Significa – viene spiegato – che l’intervento di immissione di liquidità ci sarà a prescindere da quello che faranno le banche, che però – a sentire i banchieri presenti a Cernobbio – avanzeranno le loro richieste. E il quantitative easing? Per ora è solo un bazooka pronto. Anche perchè, si spiega, anche i nuovi Tltro – cioè i prestiti alle banche – dovranno essere finalizzati a dare credito all’economia reale, ma avranno certo effetto in un ribilanciamento del portafoglio degli istituti, che acquistano anche titoli di stato, una sorta di Quantitative Easing indiretto. Ma, ora che la Bce ha fatto la sua parte («Noi abbiamo reso davvero chiaro che la politica monetaria può solo far prendere tempo ma non risolve i problemi strutturali della nostra società»), spetta alla politica intervenire. Con le riforme. È questo il leitmotiv che si raccoglie a Cernobbio. Lo dice l’Ad di Unicredit, Federico Ghizzoni. «Adesso la palla passa ai Governi perchè le riforme sono necessarie per favorire la crescita delle economie europee». Stesse parole usate dalla presidente dell’Eni, Emma Marcegaglia che parla di segnale importante al quale dare seguito. Anche il renziano, Davide Serra, del Fondo Algebris spinge sulle riforme ma ammette che per Renzi sarà difficile tenere il ritmo annunciato, di una riforma al mese. C’è poi l’Ad di Poste, Francesco Caio che sollecita le imprese . Nel nuovo contesto creato dalla Bce – dice – «Le imprese hanno un’ opportunità. Ora devono aprire la testa su nuovi progetti e innovazione».

Ti potrebbero interessare anche:

Sangalli (Confcommercio), imprese al collasso, no all'aumento dell'Iva
CREDITO/ Retimpresa, accordo con Deutsche bank per il sostegno alle piccole imprese
LAVORO/ UE: 'Nessun progresso sul gender gap salariale, ma l'Italia è tra i paesi più virtuosi'
Rizzoli Corriere della Sera, dipendenti Publikompass: 'Noi smembrati per il disegno finanziario di E...
Telecom, accordo su 2600 esuberi senza licenziamenti
Boeri, "boom 14esime all'estero"



wordpress stat