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Monti boccia Renzi, faccia meno slides. Ed è scontro in Scelta Civica

Troppo ondeggiante in Ue e troppo poco concreto in Italia. All’indomani del lancio della campagna dei Mille giorni per Matteo Renzi arriva la bacchettata dell’ex premier Mario Monti che, dopo un lungo silenzio, attacca, senza troppi giri di parole, il Governo del ‘rottamatorè. Un esecutivo che, rispetto a quello dei tecnici, pensa più alle slide che alle riforme concrete, è la stoccata di Monti. Parole che fanno rumore, portando il Professore ad un nuovo scontro con i suoi ex compagni di partito. «Il mio governo in pochi giorni ha messo in campo la riforma delle pensioni e la riforma della tassazione, introducendo di fatto una patrimoniale. Riforme concrete, non slide, siamo stati attenti a distribuire l’impopolarità a destra e a sinistra», sono le parole dell’ex premier, che boccia anche il bonus degli 80 euro: «Io non lo avrei scelto come provvedimento importante». Mentre sulle performance renziane in Ue Monti resta scettico, nonostante «l’ottimo risultato» della nomina di Federica Mogherini a ‘Lady Pesc’. «Gli suggerirei di essere meno ondeggiante ed emotivo. L’Italia in questi anni non ha mai chiesto le deroghe di cui lui parla», è la bacchettata dell’ex leader di Scelta Civica, che nell’ottobre abbandonò la ‘sua creaturà dopo giorni di caos e faide interne. E i suoi ex compagni di partito – del quale è membro anche il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini – vanno subito allo scontro. «Monti sbaglia, governare non significa scontentare», è la replica del vice ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, secondo il quale Scelta Civica ha fallito anche perchè non ha coinvolto i cittadini. Quei cittadini che invece, secondo la vice presidente del Senato Linda Lanzilotta, l’attuale premier sa coinvolgere. «Questa è la sfida di Renzi: costruire il consenso per le riforme. Finora in Italia non c’è riuscito nessuno», è la barricata innalzata dalla senatrice a difesa del primo ministro. E al coro di repliche si unisce anche FI, che con Mara Carfagna attacca: «Monti è stato bocciato da storia, economia, elettori. Per amore dell’Italia lasci la politica e torni ad insegnare». Ma lo scontro tra i ‘civicì è un ulteriore segno dello stato di salute di un partito che, pur sostenendo in blocco il Governo, continuano a navigare a vista, diviso. «La situazione del partito è ancora lontana dal delinearsi, viviamo giorno per giorno», ammette una fonte parlamentare mentre neppure la formazione dell’intergruppo centrista, che domani avrà una sua prima riunione, è riuscita a ricompattare gli ex montiani. All’intergruppo – si spiega – aderiscono soprattutto i deputati, a partire da Andrea Causin, mentre al Senato l’iniziativa non sembra attecchire. E, la probabile presenza di Pier Ferdinando Casini nell’intergruppo, costituisce un ulteriore ostacolo per l’ingresso di Monti e altri senatori ‘civicì. A testimonianza che le antiche faide sono tutt’altro che dimenticate.

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