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| categoria: Cultura

VENEZIACINEMA/ Zoro, doveroso raccontare il pappone di Renzi

Dopo aver raccontato l’Italia di Berlusconi, «ora è doveroso raccontare l’Italia di Renzi. Queste grandi intese, questo pappone gigante che non si sa cosa racchiuda, questo grande abbraccio che rischia di addormentare tutto e che ha conseguenze sulla vita delle gente». Parola di Diego Bianchi, conosciuto come Zoro e conduttore di Gazebo su Rai3 (di nuovo in onda dal 28 settembre), che debutta alla regia con Arance e martello, commedia corale che chiude come evento speciale fuori concorso la Settimana della Critica, alla Mostra del Cinema di Venezia, e contemporaneamente debutta nelle sale, distribuito in 50 copie da Fandango. Il film, che ha fra gli interpreti Giulia Mancini, Ilaria Spada, Francesco Acquaroli, Stefano Altieri, Antonella Attili, Giorgio Tirabassi, è ambientato in un luogo reale, il mercato di Via Orvieto vicino Piazza San Giovanni: «Io abito da quando sono nato in quel quartiere – spiega -. Un giorno per strada ho sentito dire che semmai, come si temeva, fosse stato chiuso quel mercato, che esiste da sempre, sarebbe scoppiata la rivoluzione. Mi è venuta allora l’idea di raccontare, in un’estate romana, proprio cosa sarebbe successo». Nella storia, ambientata tre anni fa, quando si era in ancora in pieno governo Berlusconi, la reazione alla chiusura ordinata dal Comune è la rivolta da parte dei negozianti, che decidono di chiedere aiuto all’unico referente politico a disposizione, una sezione del Pd («è quella dove ho fatto per anni militanza politica», dice Bianchi). Ne viene fuori un’occupazione della sezione con (apparenti) ostaggi, mentre fuori si scatena un circo tra polizia, telecamere, un ambiguo sindaco di destra, e una radio che fa la cronaca della caotica giornata. «Parlo della difficoltà reciproca, tra politici e gente comune, di capire gli uni le esigenze degli altri, del crescente scollamento tra rappresentanti e rappresentati», dice il neoregista. Il mercato «può essere una metafora dell’Italia. Quella che racconto io è un’Italia ancora in pieno Berlusconi, mentre quella di oggi sembra si sia consegnata, con il 41% dei voti a Renzi, come fosse l’ultima speranza. Non vorrei che di questa fiducia se ne abusasse». Comunque Zoro non ha intenzione di salire sul carro del vincitore «solo perchè il vincitore è cambiato. E Renzi di spunti ne offre tantissimi, anche troppi. Lui è uno slogan continuo. Un giorno mangia il gelato, quello dopo dà le armi ai curdi, fa il governo dei mille giorni… Al di là del fumo, l’arrosto va seguito». Fra le domande gli arriva anche quella di uno dei personaggi nel film, ‘chi butti dalla torre, Berlinguer o Totti?’: «Nessuno, che sei matto… l’autolesionismo ha un limite

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