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Bullismo al liceo Chateaubriand”, prestigio e rette salate non fanno la differenza


Botte dei ragazzi più grandi ai più piccoli, razzismo dei bianchi contro i neri – insultati al grido di ‘Sporco negrò -, rivalità esasperata tra italiani e francesi, saluti romani e slogan come ‘Viva il ducè: è la prestigiosa scuola francese Chateaubriand di Roma nei racconti dei genitori di alcuni alunni. Tra le vittime, il figlio 13/enne dell’ex (da un mese) console di Francia nella capitale che ha dovuto cambiare scuola per le vessazioni. E la madre J. M., ha deciso di denunciare il caso che coinvolge una delle istituzioni francesi più note all’estero, frequentata da bambini e ragazzi di famiglie ricche e importanti. Diplomatici, professionisti, artisti, giornalisti, intellettuali e imprenditori, cognomi come Comencini, Vanzina ed Eco. Tra gli ex alunni anche il ministro Marianna Madia. Si pagano 5mila euro l’anno per un’educazione di alto livello. A Roma ci sono mille e cinquecento studenti dalle elementari al diploma superiore, di 30 nazionalità diverse, divisi in tre sedi tra Villa Borghese e la zona di via Nomentana. Oltre il 60% sono italiani, appena il 15% francesi. E gli italiani esercitano un dominio di fatto. «A febbraio mio figlio, che aveva 12 anni e da tempo tornava spesso con segni di contusioni, ha avuto dolori fortissimi all’addome e l’abbiamo portato in ospedale – racconta la madre, fino a poche settimane fa dipendente del consolato francese – Era l’effetto di una tensione psicologica prolungata e fortissima. Ci ha confessato che da quattro mesi tre compagni di classe italiani di un anno più grandi lo colpivano a schiaffi e calci, insultandolo, almeno due-tre volte a settimana nella pausa delle lezioni. Lo abbiamo messo in malattia e ad aprile ha cambiato scuola, perdendo l’anno. Ha subito danni psicologici accertati. E ci sono molti altri casi simili». Secondo la moglie dell’ex console, lo Chateaubriand non ha fatto nulla se non costringere i tre ragazzini a un compito sul bullismo. «Non è vero, abbiamo formato una commissione interna sul caso con una psicologa esterna – dice il preside Joel Lust, 25 anni di esperienza tra Canada e Madagascar, a Roma da due anni -. All’unanimità ha concluso che si è trattato di episodi di intimidazione fisica e non di ‘harcelement’ (persecuzione sistematica). I tre sono stati sospesi per mezza giornata e abbiamo fatto incontri formativi in tutte le classi». La psicologa Sara Di Michele, membro esterno della commissione, dice che sarebbe stato utile convocare i quattro ragazzi e farli dialogare, «ma la famiglia della vittima non ha voluto». Il preside ammette che ci sono casi di bullismo e di razzismo, ma limitati. «Come in tutte le scuole, non di più – dice Lust -. Lo scorso anno 3-4 come quello del figlio del console, uno di razzismo, uno di uso di slogan fascisti. Siamo sempre intervenuti con l’educazione». Ma per alcuni genitori membri di associazioni – la storica Ape (Associazione genitori alunni) e la nuovissima Upel (Unione dei genitori) -, pur con accenti diversi «il fenomeno è molto più diffuso, molti non denunciano per paura e la scuola fa troppo poco». Come hanno scritto in una lettera inviata mesi fa all’Agenzia per l’insegnamento francese all’estero (Aefe) a Parigi. La presenza di famiglie facoltose e importanti renderebbe più difficile intervenire. «È falso – secondo il preside -, i genitori e le associazioni sono in competizione tra loro per questioni di potere e di protagonismo». «Il razzismo e la violenza sono pratica quotidiana allo Chateaubriand – afferma invece la moglie dell’ex console francese -. ‘Brutto negrò e ‘Viva il ducè sono espressioni comuni. E molti lasciano ogni anno la scuola perchè non vengono tutelati

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