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Geologi, in Gargano Sos disboscamento e manutenzione

«Il Gargano è un territorio solido, un affioramento di terreni calcarei-lapidei, quindi rocce. Nonostante ciò la situazione, come quasi ovunque in Italia, è fragile dal punto di vista idrogeologico. Dietro emergenze come quella di questi giorni c’è sempre un un mix di fattori predisponenti: il disboscamento, l’assenza di manutenzione dei corsi d’acqua, la mancanza di risorse, e le non chiare competenze». A dirlo è il consigliere nazionale dei Geologi Giovanni Calcagni, un pugliese doc che sottolinea come negli ultimi cinque giorni «i livelli di piogge sono stati molto alti rispetto alle serie storiche e certamente il reticolo idrogeologico non è in grado di smaltirle. In questo, c’è un fattore naturalità ma anche un uso del territorio troppo sviluppato». «Bisogna ripensare tutto – ammonisce il consigliere nazionale dei Geologi (Cng) – col cambiamento climatico che appesantisce le risposte del territorio, mentre i calcoli per le infrastrutture sono stati fatti su tempi di ritorno adeguati a serie storiche non più corrispondenti. E poi bisogna vedere i singoli casi, se hanno cioè funzionato i Piani di protezione civile comunale. A volte sono questi la nota dolente. Inoltre, ci vorrebbe un monitoraggio continuo e costante ma sul territorio non ci sono geologi dipendenti nei servizi pubblici. Ci vorrebbe – è la richiesta del Cng – la figura del ‘geologo condotto», come si fa con i veterinari che hanno funzione pubblica. I territori sono importanti quanto gli animali, perciò sono auspicabili dei presìdi pubblici, peraltro previsti da una proposta di legge che – dice – speriamo faccia il suo corso. Oggi è come se mancasse il medico condotto. Anche due morti sono troppi rispetto a un danno da mancanza di manutenzione ordinaria. Ma il bilancio delle vittime poteva essere più pesante se tanta pioggia fosse arrivata ad agosto, in alta stagione con picchi di presenze nei camping di zona, o se il maltempo avesse colpito il sub-Appennino, ad esempio in Daunia o in Basilicata«. »L’assenza di Piani di educazione civile – conclude Calcagni – è un altro motivo di sconforto in questa vicenda. Nella scuola pubblica andrebbe insegnato come comportarsi durante le situazioni di allerta: con un Piano di educazione civile quel ragazzo che oggi contiamo tra le vittime non sarebbe mai uscito per andare a ricoverare gli animali«.

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