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ROMA/ Bruciare rifiuti ora è reato, i rom lo stanno scoprendo

Bruciare rifiuti è reato, dal primo giorno di luglio infatti, il decreto nato dopo l’emergenza rifiuti nella Terra dei Fuochi, è stato convertito in legge. Una misura chiesta a gran voce anche dai cittadini romani, specialmente quelli che vivono nelle vicinanze dei campi Rom, costretti a chiudere le finestre delle proprie abitazioni a causa dei roghi frequentemente accesi per bruciare rifiuti. Lo ha capito bene Ion Rasu, originario della Romania. L’uomo, arrestato giovedì pomeriggio mentre era intento a bruciare numerosi rifiuti, è il primo imputato a cui i giudici del tribunale penale di piazzale Clodio contestano la nuova norma, inserita nell’articolo 256 bis del decreto legislativo numero 152 del 2006, il testo unico in materia di reati ambientali. L’impianto normativo prevede diverse misure che vanno dalla mappatura dei terreni agricoli in Campania allo stanziamento di fondi dedicati al potenziamento degli studi epidemiologi e allo screening sanitario delle popolazioni residenti nelle zone della Terra dei Fuochi e nei comuni dove si trova l’Ilva. Tra le novità più importanti c’è l’introduzione del reato penale, che si applica a chiunque appicchi roghi bruciando cumuli di rifiuti. Chi commette questo crimine rischia da due a cinque anni di carcere. Ed è proprio da questa accusa che dovrà difendersi Ion Rasu. L’uomo, 49enne, abita in una baracca di fortuna, occupa abusivamente un terreno nei pressi di Tor Vergata e, per vivere, sgombra cantine bruciando successivamente il materiale raccolto. Giovedì scorso, alcuni abitanti della zona, allertati da una colonna di fumo nero che avvolgeva i palazzi, hanno chiamato i vigili del fuoco e la polizia. Il rogo era vicino ad un bosco ed emetteva un odore acre. Giunti sul posto, gli agenti hanno visto l’imputato mentre bruciava sette divani, quattro poltrone e oltre venti metri quadrati di guaina. Dopo l’arresto, lo straniero ha raccontato ai poliziotti di essere stato contattato da una persona che doveva svuotare un appartamento. Così dopo aver chiesto e ottenuto un furgone in prestito, si era messo a lavoro, ottenendo un compenso di 150 euro. Condotto in tribunale con l’accusa di combustione illecita di rifiuti, l’arresto nei suoi confronti è stato convalidato ma bisognerà attendere gli esiti degli esami che verranno effettuati della polizia scientifica. I giudici vogliono capire se i materiali dati alle fiamme siano tossici o meno. Un reato, quello in questione, pensato per la drammatica situazione avvenuta nelle terre tra Napoli e Caserta ma che potrebbe portare a legalizzare una situazione insostenibile in molte città, anche nella Capitale.

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