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Uccide il padre a forbiciate, era depresso perchè disoccupato

Ha infierito sull’anziano padre a forbiciate, fino ad ucciderlo. È morto così Gianni Tosi, 78 anni, vittima della violenza del figlio Danilo, più giovane di lui di trent’anni. Un raptus di follia, al culmine di un litigio, complice una situazione di forte disagio psichico. Da alcuni mesi il patricida aveva perso il lavoro e, secondo la prima ricostruzione dei carabinieri che lo hanno arrestato, era caduto in un forte stato di depressione. «Era un tipo taciturno, stava spesso solo», dicono i vicini di casa. «Da quando aveva perso il lavoro si era ancora di più chiuso in se stesso», aggiungono alcuni testimoni ancora sconvolti per quanto accaduto. Il dramma famigliare intorno all’ora di pranzo, in un appartamento delle case popolari di via Renco. A dare l’allarme proprio i vicini di casa, preoccupati per le urla provenienti dall’abitazione che padre e figlio condividevano. All’arrivo dei militari dell’Arma, l’uomo era sul balcone: urlava frasi senza senso, le mani ancora sporche del sangue del padre – trovato riverso sul pavimento della cucina – con il quale ha anche disegnato una specie di ‘S’ sul muro. Inutile l’intervento dei soccorritori del 118: al loro arrivo l’anziano era già morto. Sul corpo numerose ferite da taglio, inferte con una violenza inaudita dal figlio, che è stato trasportato in ospedale. Ricoverato nel reparto di igiene mentale del Castelli di Verbania, in stato di fermo e piantonato, il patricida è stato poi trasferito in carcere dopo il colloquio con il sostituto procuratore Nicola Mezzina, che coordina le indagini dei carabinieri. La decisione del trasferimento in carcere dopo un lungo sopralluogo nell’appartamento del delitto da parte del magistrato e degli investigatori dell’Arma, guidati dal comandante provinciale, colonnello Luca Politi. Toccherà loro ricostruire la dinamica dell’accaduto e stabilire con certezza le cause della violenta aggressione.

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