| categoria: Il Commento, Venezia

Venezia: Una demolizione lenta

La prima domenica di settembre coincide con un appuntamento tradizionale per Venezia: la Regata Storica. Un tempo manifestazione popolare che affonda le sue radici nei secoli, negli ultimi decenni si è a poco a poco trasformata in una manifestazione più ad uso turistico che locale.
I turisti amano soprattutto il corteo storico con le bissone, le antiche imbarcazione da parata con vogatori in costume, mentre i Veneziani si appassionano di più alle competizioni remiere che caratterizzano il cartellone dell’iniziativa: la regata dei giovanissimi su puparini, quella delle donne su mascarete, quella dei sestieri e delle isole su caorline e la vera Regata storica su gondolini, le “formula uno” delle imbarcazioni a remi, in cui si contendono la bandiera rossa del primato i campioni giovani e veterani su un percorso di ca. 8.000 metri. Un concorso di gente, stipata in tutti i punti in cui è visibile il Canal Grande, fa da animata cornice alla manifestazione. Un tempo anche innumerevoli imbarcazioni private, a remi a a motore, si stipavano lungo le sponde, mentre oggi divengono sempre più rare: segno del progressivo esodi di popolazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni complice l’amministrazione comunale. Un tempo, tutti i palazzi che si affacciano su questa celebre via d’acqua esponevano i loro vessilli e decoravano le facciate con arazzi che pendevano dalle finestre. Oggi l’allestimento è limitato ai soli palazzi che si affacciano sul Canal Grande in prossimità del traguardo situato davanti a ca’ Foscari, l’abitazione del Doge Francesco, il più longevo della storia della Serenissima, legato a torbide e tragiche vicende che hanno coinvolto il figlio Jacopo immortalate nella tragedia shakespeariana e nel melodramma di Giuseppe Verdi.
Neppure la tradizionale “machina”, il palco che accoglie le autorità, è quella tradizionale. Al posto della lignea costruzione neoclassica, caratterizzata da dipinti evocativi di una storia millenaria sovrastata dalla statua della Vittoria con in mano un serto di alloro, oggi è un anonimo e squallido pontone. È il segno dei tempi.
Tempi davvero minacciosi per la Serenissima, dal momenti che da decenni si sta stravolgendo pure il suo sottosuolo. Con la scusa del rifacimento della rete fognaria (che a Venezia non è e non può essere come quelle di terraferma per la conformazione della città e per il grande vantaggio del flusso e deflusso di marea che letteralmente pulisce il reticolo idrico che costituisce il suo apparato circolatorio), non solo si persiste nell’utilizzare la sabbia incoerente al posto della tradizionale argilla sabbiosa che per secoli ne ha costituito il sottosuolo, ma si sostituiscono pure i tradizionali masegni in trachite di prima qualità, voluti dal dominatore austro-ungarico nel XIX secolo, con orribili tavelloni di conglomerato cementizio che, oltretutto, sono anche più chiari di quelli in trachite creando un orribile effetto arlecchino. Non si sa neppure che cosa ne facciano di quelli sostituiti. Inoltre, a causa delle acque alte endemiche, rese molto più frequenti dallo scavo del Canale dei Petroli, la sabbia su cui poggia il selciato si assesta e causa sgrottamenti che, soprattutto con pioggia, rendono impraticabili molti tratti della viabilità cittadina. A questi lavori è incaricata “Insula” la società per azioni che costituisce il braccio operativo del Comune di Venezia nella realizzazione di opere e infrastrutture di manutenzione urbana ed edilizia: in termini diversi ma più espliciti, uno dei consueti opachi carrozzoni pubblici sovente fonte di sprechi, clientelismi e, come si è visto nel caso del Mose, anche di peggio. Sorge il sospetto che la sostituzione di un sistema che ha egregiamente funzionato per secoli con una moderna tubazione in plastica sia solo il pretesto per giustificare i nuovi balzelli legati al sistema fognario come nelle città di terraferma munite di depuratori che a Venezia non esistono.
A poco a poco, quasi impercettibilmente, questa città viene stravolta, depauperata, snaturata.
Diviene qualcosa di diverso, perde il suo carattere che ne fa un prodigio unico al mondo. I suoi tradizionali patroni (san Marco, san Teodoro, san Giorgio, san Nicolò) sembrano essere impotenti di fronte a questo scempio. È proprio il caso dire che Venezia non sa più a che santo votarsi… Maurizio Del Maschio

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