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Che figura. Pd nel caos, i candidati per le primarie emiliane sono indagati

Anche Stefano Bonaccini è indagato nell’ambito dell’inchiesta “spese pazze” sui conti dei consiglieri regionali in Emilia Romagna. E’ uno tsunami quello che travolge in queste ore la Regione “rossa”. Nel giorno della presentazione delle firme per le primarie che dovevano scegliere il successore di Vasco Errani, i due principali sfidanti per la poltrona di Governatore risultano sotto indagine della Procura. Non solo Matteo Richetti, renziano della prima ora, deputato ed ex presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna. Che si è ritirato in mattinata dalla corsa perhé iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di peculato. Anche Stefano Bonaccini, bersaniano prima e nello staff di Renzi dopo, entra a pieno titolo nell’inchiesta sulle “spese pazze” portata avanti dalla procura di Bologna. “Ho appreso poco fa che la procura sta svolgendo accertamenti anche sul mio conto e ho già comunicato, attraverso il mio legale professor Manes, di essere formalmente a disposizione per chiarire ogni eventuale addebito” afferma Bonaccini, di sicuro il candidato favorito. O almeno quello che aveva raccolto più consensi dentro al partito dopo la “discesa in campo”: “Confido di poter dare al più presto ogni opportuno chiarimento”, conclude.
Ma adesso il partito è nel caos. In gara per le primarie del 28 settembre resta soltanto Roberto Balzani, il “rottamatore” del modello Errani, l’outsider. I due candidati principali sono “azzoppati”: uno si è ritirato dalla corsa, l’altro è in bilico. Per questo la stessa gara delle primarie appare in forse, ed è probabile che a questo punto il Pd nazionale intervenga per trovare una soluzione, forse un nome condiviso, il famoso “briscolone” invocato a più riprese nei giorni scorsi. E pensare che solo domenica scorsa, con l’arrivo di Renzi a Bologna per chiudere la Festa nazionale dell’Unità, la linea sembrava ormati tracciata.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi, interpellato dai cronisti a margine della trasmissione Porta a Porta, non ha risposto alle domande sull’inchiesta che vede indagati Bonaccini e Richetti. A parlare, invece, è Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme. Che dice: “Non è stato Renzi a chiedere a Richetti di non candidarsi. Mi auguro che Bonaccini possa dimostrare la sua innocenza, adesso valuterà lui cosa fare”. Prudenza anche nelle parole del vicesegretario Pd Lorenzo Guerini: “Guardiamo con rispetto la decisione di Richetti di non candidarsi alle primarie e apprezziamo il suo gesto di tutelare il bene del Pd e dell’istituzione regionale. In attesa di notizie ufficiali, confidiamo potrà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli verrebbero contestati”. Parole simili a quelle del segretario bolognese del Pd Raffaele Donini: “Rispetto la sua scelta personale”. A margine della Festa dell’Unità di Firenze, invece, Massimo D’Alema ha dichiarato: “Quando la magistratura indaga bisogna rispettarne l’attività. Naturalmente noi sappiamo che in tantissimi casi si concludono con il proscioglimento degli indagati o con l’archiviazione. Siamo fiduciosi, seguiamo con rispetto le indagini”.
Da due anni la procura di Bologna indaga sulle spese dei consiglieri regionali. Un’inchiesta che vede già nel mirino nove capigruppo della Regione, di ogni colore politico, e che ora si è allargata anche ad altri consiglieri, come dimostrano i casi di Richetti, Bonaccini e degli altri sei indagati del Pd. L’indagine ha preso di mira le spese effettuate dai gruppi consiliari tra il 2010 e il 2011, contestando per esempio milioni di euro spesi solo per le cene. Il lavoro della Finanza, che è agli scoggioli, ha comportato l’esame di 35mila scontrini di spese dei politici per cene, feste, buffet, consulenze, alberghi, viaggi e regali natalizi. Un totale di 5 milioni. Sul conto di Richetti, inoltre, era stato aperto un procedimento a parte su un esposto del consigliere del Movimento 5 Stelle Andrea Defranceschi, per quanto riguarda l’uso delle auto blu “da casa e per casa” nel periodo in cui lo stesso Richetti era presidente del Consiglio regionale. Per questo oggi il deputato ha deciso di fare un passo indietro dalla corsa per le primarie Pd. Richetti, fino a ieri, era impegnato in campagna elettorale con l’hashtag #incorsa, e lo stesso Matteo Renzi, a Bologna domenica per la chiusura della festa dell’Unità, aveva dato il via alle primarie, pur non nascondendo di non gradire le primarie tra i due renziani modenesi Richetti e Bonaccini, l’altro big in gara per il dopo Errani. “Avete fatto un bel casino” aveva detto Renzi dal palco del Parco Nord. Una “tirata d’orecchi” che non pareva tuttavia pregiudicare la gara, prima del colpo di scena di stamattina.

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