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Renzi rinvia la direzione, in Emilia varie opzioni in campo

Davanti al caos emiliano, con i due principali candidati indagati per le spese in Regione, Matteo Renzi ferma le bocce. Stefano Bonaccini va avanti ma il rinvio della direzione dem, prevista per domani, fa capire che il premier non sia del tutto convinto che insistere con l’ex segretario emiliano sia la scelta migliore. In tanti, a Roma, si aspettano un passo indietro di Bonaccini che lascerebbe in campo tre opzioni: Graziano Delrio, che però non vorrebbe candidarsi, Giuliano Poletti, che invece vorrebbe ma non convince tutti, e il «recupero» in zona cesarini del sindaco di Imola Daniele Manca. La notizia, trapelata solo oggi da ambienti della procura, che tutti i gruppi del consiglio regionale sarebbero coinvolti nell’inchiesta sulle «spese pazze» alimenta nel Pd l’impressione di una giustizia ad orologeria. Che ha voluto colpire i candidati del Pd proprio nel giorno in cui scadeva il termine per partecipare alle primarie. Ma l’ordine da Roma è di non alimentare polemiche verso i magistrati visto il clima già molto teso sulla riforma della giustizia. L’inchiesta ha fermato Matteo Richetti, «mi sono ritirato per evitare strumentalizzazioni», spiega oggi il deputato renziano in un video-messaggio. Ma non Stefano Bonaccini, così convinto della sua innocenza che oggi ha chiesto ed è stato ascoltato dai magistrati della procura e ne è uscito ancora «più determinato» ad andare avanti. Pur non mettendo in dubbio la buona fede di Bonaccini, però, in molti, anche tra i renziani, preferirebbero che il responsabile Enti Locali del Pd facesse un passo indietro per motivi di opportunità politica. «È una valutazione che farà lui», è la laconica osservazione del vicesegretario Lorenzo Guerini che per ora conferma le primarie. Renzi, a quanto si apprende, non avrebbe avuto ancora contatti con il candidato in attesa di capire quale sia la strada migliore da percorrere. Per tutti, nel Pd, l’ipotesi naturale, che raccoglierebbe più consensi, sarebbe la candidatura di Graziano Delrio che, pur trasferitosi a Roma, gode ancora di un forte sostegno anche sul territorio. Ma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio aveva fatto capire subito dopo le dimissioni di Vasco Errani che la presidenza dell’Emilia Romagna non è nelle sue aspirazioni politiche. «Renzi dovrebbe chiederlo con forza per convincerlo» spiegano ambienti dem. Più facile sarebbe far scendere in campo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, gran capo di Legacoop fino al suo ingresso al governo. Poletti, spiegano fonti Pd, vorrebbe candidarsi ma il suo nome non convince tutti tra i dem nè a Roma nè in Emilia-Romagna. La carta Poletti, però, potrebbe convincere Renzi se il premier decidesse di aprire a fine ottobre, quando Federica Mogherini traslocherà a Bruxelles come Lady Pesc, un vero rimpasto di governo. Un aggiustamento della squadra necessario visto che, con il passare dei giorni, aumentano le caselle da riempire. Oggi il consiglio dei ministri ha avviato la procedura per il conferimento dell’incarico di direttore dell’Agenzia del Demanio a Roberto Reggi, fedelissimo renziano che il premier aveva voluto come sottosegretario all’Istruzione con delega all’edilizia scolastica. E per il Csm il Pd ha indicato, non senza sorpresa, il nome del sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini. Un’evoluzione della situazione che potrebbe convincere il premier non ad una semplice sostituzione alla Farnesina, dove in pole era dato il viceministro Lapo Pistelli, ma ad una valutazione complessiva dell’operato e della forza dei ministri in vista dei Mille giorni.

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