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DIETRO I FATTI/ Consulta, stallo da veti incrociati

Le Camere riunite in seduta comune non riescono ad eleggere per la nona volta consecutiva i due giudici alla Corte Costituzionale che dovrebbero sostituire i componenti «scaduti» a fine giugno: Luigi Mazzella e Gaetano Silvestri. I due candidati, sui quali si era detto che le forze politiche non avrebbero avuto difficoltà a convergere, Luciano Violante e Antonio Catricalà, non raggiungono, per la terza volta di seguito, il quorum previsto dei 3/5 dei componenti, cioè 570 voti. L’ex presidente della Camera ne incassa «solo» 468 (39 più di ieri. Ne aveva presi 429). Mentre all’ex capo dell’Antitrust ne arrivano 368 (un «salto» rispetto ai 64 di ieri sera). Entrambi risultati non sufficienti ad aprire le porte della Consulta. Sul fronte Csm, il Parlamento riesce nella sua impresa solo a metà (quasi) eleggendo, dopo sei fumate nere, 3 degli 8 candidati: l’attuale sottosegretario al Mef, Giovanni Legnini; l’ex vicepresidente della Camera Antonio Leone (Ncd); l’ex responsabile Giustizia della Margherita e sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani. Sugli altri 5 tutto sembra ancora in alto mare. Soprattutto perchè l’accordo sul Csm sembra indissolubilmente legato a quello sulla Consulta. Teresa Bene (Pd) riceve 480 voti; Elisabetta Casellati e Luigi Vitali (FI) rispettivamente 473 e 451; Renato Balduzzi (Sc) 462; Nicola Colaianni (M5S) 425; Alessio Zaccaria (M5S) 127. Nessuno sfonda il quorum (3/5 dei votanti) che oggi è di 490 voti. Così il Parlamento in seduta comune deve replicare. E i presidenti delle Camere, Boldrini e Grasso, che già nelle ultime ore avevano raccolto l’appello del Capo dello Stato della scorsa settimana proclamando il voto a oltranza fino al completamento delle squadre per Consulta e Csm, fissano la prossima seduta per lunedì 15 settembre alle 15. Quindi stilano a fine giornata una nota in cui si parla di «obbligo improrogabile» e dalla quale traspare una visibile irritazione che potrebbe essere comune a quella del Colle che nei giorni scorsi aveva tentato di sferzare le forze politiche al rispetto degli impegni costituzionali. Ma il fine settimana potrebbe non bastare ai partiti per riportare ordine nella selva dei veti incrociati che avvelenano il clima per queste elezioni. In FI, ad esempio, si parla di una frattura difficilmente ricomponibile visto che una parte del partito non ha votato per Catricalà, candidato ufficiale di Letta e Berlusconi, preferendogli un altro forzista di primo piano, Donato Bruno, al quale sono arrivati 120 voti: alcuni dei quali probabilmente anche da Pd e Lega. Berlusconi, dicono i suoi, sarebbe piuttosto irritato per la «fronda interna» che «non può pensare di imporre una linea al partito» e avrebbe chiesto a Catricalà di non fare il passo indietro da lui già paventato ieri sera. Perchè lunedì «potrebbe farcela». Ma la candidatura dell’ex sottosegretario a Palazzo Chigi non sarebbe graditissima anche tra Dem e centristi. In più c’è anche chi sostiene che i Consiglieri di Stato, già potendo votare un proprio componente alla Corte, con Catricalà sarebbero decisamente «sovrarappresentati». Problemi anche per Violante che, ricevendo preferenze da azzurri e Ncd, non sarebbe riuscito a fare il pieno nel Pd. La minoranza Dem però, si dice nel centrodestra, sarebbe corsa ai ripari «stoppando» il voto sul Csm fino a quando «non si avranno certezze» su Violante. Nella maggioranza c’è chi pensa che mercoledì (difficile che lunedì tutti vengano a votare) il «ticket» Violante-Catricalà possa cambiare. Lasciando posto a un altro «duo», quello di Bruno e del costituzionalista Augusto Barbera. Una volta sciolto il nodo Consulta, si assicura, si risolverà anche il puzzle Csm. Ma non è così scontato. Su Balduzzi, ad esempio, non sarebbero confluiti neanche tutti i voti del PI visto che la richiesta di poter «ereditare» loro la presidenza della Bicamerale per le Questioni regionali non sarebbe stata accolta. Ci punta anche il Pd che ha già rinunciato ad avere 3 candidati al Csm per favorire centristi e Ncd tra i quali era già scoppiata la faida. Sempre per il Csm alla fine potrebbe saltare anche la candidatura della Bene a favore della fiorentina Ilaria Pagni. Oggi su questo ci sarebbe stato un incontro tra Renzi e il Guardasigilli Andrea Orlando.

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