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CAMPIELLO/ Guerritore, stupire è la formula vincente

Stupire: è quello che Monica Guerritore ha voluto fare come presidente della Giuria dei Letterati del Premio Campiello 2014 ed è quello che si aspetta dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi che stasera sceglieranno il vincitore della 52/ma edizione. «Essere presidente della giuria non può diventare una pantomima del potere ma ovviamente ognuno cerca di dare la sua impronta: la mia è cercare di stupire. Ci siamo riusciti con l’Opera Prima assegnata a Stefano Valenti per ‘La fabbrica del panicò (Feltrinelli) ma non completamente con la cinquina» spiega la Guerritore facendo un bilancio della sua presidenza a poche ore dalla premiazione, stasera al Gran Teatro La Fenice di Venezia. In corsa, nella serata evento condotta per il secondo anno consecutivo da Geppi Cucciari e Neri Marcorè e seguita per la prima volta da La7, Mauro Corona con ‘La voce degli uomini freddì (Mondadori), Giorgio Falco con ‘La gemella H’ (Einaudi), Giorgio Fontana con ‘Morte di un uomo felicè (Sellerio), Fausta Garavini con ‘Le vite di Monsù Desideriò (Bompiani) e Michele Mari con ‘Roderick Duddlè (Einaudi). E anche dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi che stasera sceglieranno il vincitore tra i cinque finalisti, con Mauro Corona in pole position, vista la sua popolarità, la Guerritore si aspetta delle sorprese. «I lettori e il pubblico stupiscono sempre alla fine. Spero che veramente scelgano quello che giudicano il migliore o il più rappresentativo per loro. Non tutti i libri devono diventare dei classici» afferma. «Sono propositiva e anarchica e per la cinquina ho cercato fino all’ultimo di inserire tre libri che avrebbero sparigliato un pò le carte. Di dare la possibilità agli anonimi di stupirci, quei romanzi che uno dice: ‘non vincerà maì. Se i finalisti fossero stati otto, ci sarebbero entrati. E spero che anche in futuro ci sia l’impegno di offrire qualcosa di stupefacente» sottolinea la Guerritore che rivendica anche la forza e l’impegno con cui ha vissuto questa presidenza. «Con la Giuria dei Letterati abbiamo lavorato giorno e notte, letto centinaia di testi. È stato un impegno che ha richiesto mesi di lavoro, estremamente interessante e il fatto che questo includa anche la possibilità di uno scambio di tensioni, di domande, è bello. Alla fine è la letteratura che vince» dice la Guerritore spiegando di «non essere d’accordo con Geppi Cucciari» che invece dice ai giornalisti e al pubblico nella conferenza stampa al Museo Correr: «inutile cercare tensioni. Mi sembra che questa sia solo una festa che cambia la vita non solo di chi scrive i libri ma anche di chi li legge». Marcorè, alla seconda conduzione del Campiello, spiega: «siamo contenti della riconferma e pensiamo di avere maggiore disinvoltura quest’anno. Nella conduzione di un premio letterario devono interagire tante esigenze diverse. Vorrei dedicare più tempo agli scrittori che ai rappresentanti di rito, per permettere a chi sta a casa di farsi un’idea e incuriosirsi sui libri». «Di solito il messaggio che passa è che ciò che è cultura è noioso. La nostra sfida è far passare questo contenuto con la maggior leggerezza possibile e la affrontiamo con tutto il cuore» aggiunge la Cucciari della premiazione che sarà trasmessa da La7 il 17 settembre alle 23. Intanto sale un pò l’adrenalina ai cinque finalisti e al Gran Teatro La Fenice si aspetta anche l’arrivo di Claudio Magris, vincitore del Premio Fondazione Il Campiello alla carriera.

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