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Caos sulla Consulta, il Pd insiste su Violante, i dubbi di Fi

Diplomazie di FI e Pd al lavoro in vista delle votazioni, lunedì pomeriggio, dei due giudici costituzionali e dei cinque consiglieri del Csm mancanti: dopo il flop di giovedì, il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini e Denis Verdini hanno lavorato soprattutto a sondare i rispettivi partiti per costruire delle convergenze interne, necessarie per aprire poi il confronto tra le varie forze politiche. Ad oggi non c’è ancora un ticket certo che possa contare sul sostegno di tutta la maggioranza e di FI, anche se il Pd insisterà lunedì su Luciano Violante, mentre gli «azzurri» potrebbero convergere su Donato Bruno. Ma la strada si annuncia in salita, come spiega Giovanni Toti che non nasconde di avere «qualche dubbio sui numeri» che potrebbero convergere sull’ex presidente della Camera visto che nelle precedenti votazioni non sarebbe riuscito a fare il pieno di preferenze «neanche tra i Dem». Oggi il dossier è stato in mano agli sherpa. Renzi è stato impegnato con l’attività di governo, con la trasferta in Puglia; Berlusconi, invece, è ancora furioso con i suoi parlamentari che hanno fatto saltare l’accordo e ha chiesto Verdini di «istruire» lui la pratica. Un deputato vicino al Cavaliere, che chiede l’ anonimato, sdrammatizza: «Quando ci sono leadership carismatiche è in parte fisiologico che poi i gruppi parlamentari cerchino un proprio protagonismo». Ma Pier Ferdinando Casini osserva come uno stallo prolungato sia motivo sufficiente a sciogliere le Camere. Rimane il fatto che, sia pure per motivi diversi, i gruppi di Pd e FI non abbiano risposto al 100% ai propri leader. Nel Pd, Guerini ha constatato come ci sia un consenso di massima su Violante non solo dei renziani, di quelli di AreaDem, dei «giovani turchi» e di Area Riformista (la componente guidata da Roberto Speranza), ma anche di quelli più vicini a Gianni Cuperlo. Renzi appoggia l’elezione alla Consulta di Violante perchè questo significa coinvolgere nel «patto del Nazareno» anche gli ex Ds che si sentono distanti da tale accordo. E la segreteria unitaria si inserisce nella stessa logica. Ma Guerini ha dovuto incassare un nuovo «niet» dai civatiani e dai dissidenti che votarono contro le riforme in Senato (Felice Casson, Corradino Mineo, Walter Tocci ecc). Ma un sì definitivo non è ancora arrivato anche da una parte dei bersaniani. Tanto Guerini, quanto Deborah Serracchiani, hanno ribadito che il Pd lunedì voterà ancora per Violante. Dopo il passo indietro di Catricalà, FI non ha chiesto un analogo gesto da parte dell’ex presidente della Camera, anche se Brunetta ha risposto con un «vediamo» alla domanda se FI voterà ancora per lui. Più complessa la situazione tra gli azzurri dove a far saltare la candidatura di Catricalà è stata non solo la componente vicina a Raffaele Fitto, ma anche alcuni berlusconiani doc guidati da Nitto Palma e Donato Bruno. Fitto (che è eurodeputato) ha avuto dei colloqui con Verdini e Brunetta ai quali ha avanzato la richiesta che Berlusconi venga a confrontarsi con i gruppi parlamentari. Tra l’altro questo implicherebbe uno slittamento di un giorno del voto, perchè l’ex Cav può venire a Roma solo dal martedì al giovedì. E poi martedì c’è l’informativa di Renzi alle Camere sul programma di governo. Calendario a parte, lo scopo è di costringere Berlusconi in persona a trattare. Cosa che sancirebbe la fine di una leadership carismatica. Non si può escludere però che per consentire una ricomposizione dei gruppi di FI si debba ricorrere a un altro nome ancora, rispetto a quello di Bruno. E già comincia a circolare quello di un tecnico d’area come Nicolò Zanon. Ma in questo caso, avrebbe detto Verdini a Guerini, sarebbe necessario chiedere un passo indietro anche a Violante, a favore di un profilo tecnico anche nel centrosinistra. E c’è già chi parla di docenti universitari come Silvana Sciarra e Stefano Ceccanti.

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