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Con gli acifdi grassi Omega-3 nella dieta si combattono Alzheimer e demenza precoce

Gli Omega-3 (ω3) sono acidi grassi poli-insaturi essenziali, che possono essere introdotti nell’organismo soltanto attraverso un’alimentazione ricca di pesce ed di alcuni tipi di vegetali (ad esempio, semi di lino, colza, soia, noci, avena, mandorle, nocciole, mais, alghe, alcuni frutti come l’avocado). Costituendo la componente principale delle membrane neuronali (corrispondente a circa il 25% dei grassi cerebrali totali), gli ω3 sono necessari non solo per un normale sviluppo del cervello, ma anche per il mantenimento delle sue funzioni in età adulta. Tuttavia, con l’avvento della rivoluzione industriale la dieta si è sempre più arricchita di cibi elaborati, già pronti e a buon mercato (fast food). Di conseguenza, l’apporto dietetico dei grassi ω3 è drasticamente diminuito, a favore dei grassi saturi (contenuti nella carne, negli insaccati, nei formaggi, nel latte, burro, strutto, negli oli di cocco e di palma), dei grassi poli-insaturi ω6 (contenuti nei cereali, legumi, negli oli di semi) e di tipo trans (contenuti nella margarina o negli alimenti fritti in oli/grassi semi-idrogenati). Tale disequilibrio dietetico nell’apporto di acidi grassi ω3 aumenta il rischio di sviluppare malattie metaboliche e produce uno stato pro-infiammatorio cronico che con l’invecchiamento si associa ad un più elevato rischio di malattie cardio- e cerebrovascolari.
Recenti studi epidemiologici e sperimentali hanno inoltre dimostrato una stretta correlazione tra bassi livelli di grassi ω3 ed incremento del declino cognitivo e di malattia di Alzheimer nella popolazione anziana. Considerando che l’età media della popolazione mondiale è in netto aumento, così come la crescita delle malattie neurodegenerative, sembra di grande attualità poter disporre di validi ausili dietetici per poter prevenire o quanto meno ritardare l’insorgenza di questi disordini. Un crescente numero di studi indica che un adeguato apporto di grassi ω3 è in grado di preservare le funzioni cognitive negli anziani.
Tra i più recenti ed innovativi, uno studio sperimentale su animali di laboratorio condotto presso la Fondazione Santa Lucia di Roma (Cutuli et al., 2014), ha permesso di dimostrare che una supplementazione dietetica con acidi grassiω3 della durata di 2 mesi, iniziata quando gli animali erano già anziani, permetteva di migliorare la funzionalità dell’ippocampo, la struttura cerebrale deputata all’immagazzinamento della memoria e maggiormente colpita nei pazienti affetti da demenza.

Il ripristino delle funzioni di memoria nei topi anziani alimentati con aggiunta di grassi ω3 si associava ad un aumento del volume dell’ippocampo, all’aumento della neurogenesi ippocampale e persino ad un aumento dell’arborizzazione dendritica dei neuroni ippocampali neo-formatisi (vedi Figura). Tali modificazioni erano accompagnate e sostenute da ulteriori effetti benefici, quali la riduzione dei livelli di neuro-infiammazione (aumento della reattività microgliale e riduzione dell’astrocitosi, dei livelli i lipofuscina e dell’apoptosi ippocampale), l’incremento dei livelli cerebrali di grassi ω3 e l’innalzamento dei livelli di acetil-carnitina.

I risultati ottenuti aprono nuove prospettive per la prevenzione del declino cognitivo durante l’invecchiamento nell’uomo, mediante un più mirato utilizzo dei grassi ω3 nella dieta dei soggetti anziani e dei pazienti in fasi precoci di demenza

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