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Regionali Emilia Romagna, M5S spaccato. Si allarga la fronda

È una specie di guerra fredda. Con l’annuncio del sindaco di Parma Federico Pizzarotti e di tre parlamentari di non fare campagna elettorale in polemica con l’esclusione di Andrea Defranceschi dalle candidature per le regionali, in Emilia-Romagna si è consumato lo strappo forse più esteso nella storia del Movimento 5 Stelle. I ‘frondistì aspettavano tuoni e fulmini dal blog di Beppe Grillo che però, un pò a sorpresa, ha deciso di ignorarli. Tutti, così, rimangono in silenzio ad aspettare le mosse altrui, mentre sulle varie pagine social degli eletti a 5 stelle il dibattito si infiamma. Il tema è l’esclusione di Defranceschi (indagato, in qualità di capogruppo uscente, nell’ambito dell’inchiesta sui rimborsi ai gruppi consiliari) in base ad una norma inedita che vieta anche agli indagati di candidarsi. I frondisti l’hanno giudicata una regola ‘ad personam’. Sullo sfondo c’è il solito tema della democrazia interna al movimento. Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, uno dei simboli del M5S, ieri sembrava sull’orlo dell’espulsione. Oltre alla fronda sulle regionali, aveva infatti aperto con Grillo anche il fronte sulle elezioni provinciali. Il sindaco di Parma aveva infatti promosso una lista ‘istituzionalè, in alleanza con il Pd e con il centrodestra, per eleggere un dem alla guida della nuova provincia, ma per gestire l’ente in maniera unitaria. Una proposta che, però, cozza con il diktat di Grillo che ha vietato ai suoi di partecipare alle elezioni per le province. E così Pizzarotti ha annunciato che quell’accordo è saltato, dopo una riflessione «ponderata e doverosa», maturata anche grazie ai «contributi arrivati dalla rete»: nessun M5S sarà candidato per la Provincia di Parma. Inoltre, l’idea del ‘listonè istituzionale ha avuto l’effetto di spaccare il Pd, fra favorevoli e contrari ad un’alleanza che, di fatto, non esiste più. Sul tema delle province, tuttavia, Grillo dall’Emilia-Romagna ha un altro caso: quello di Marco Fabbri, sindaco di Comacchio, candidato in una lista di sindaci, a trazione Pd, ma che tiene dentro anche amministratori della Lega Nord. La bagarre, tuttavia, si riflette sulla composizione per le liste delle regionali che, evidentemente, qualche imbarazzo lo creano anche allo staff di Grillo, visto che, a 24 ore dalla chiusura delle urne, i risultati restano ignoti. I frondisti hanno intenzione di andare avanti e lasciano intendere che ritireranno la loro indisponibilità a fare campagna elettorale solo se Defranceschi sarà riammesso, possibilmente come candidato alla presidenza. La leadership del movimento alle elezioni del 23 novembre potrebbe, invece, andare a Giulia Gibertoni, la mirandolese che alle scorse europee era stata eletta al parlamento europeo, poi esclusa per sole due preferenze dopo un riconteggio della Corte d’appello. Lei inizialmente non l’aveva presa bene, poi, però, ha rinunciato al ricorso. La candidatura alla presidenza (e la praticamente automatica elezione in consiglio regionale anche in caso di sconfitta) potrebbe essere così un premio di consolazione.

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