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ISIS, primi raid francesi in Iraq. La minaccia islamica all’Onu

Il presidente Hollande lo aveva annunciato più volte nei giorni scorsi. Oggi l’aviazione francese ha compiuto i primi raid aerei sul Nordest dell’Iraq per colpire le basi dello Stato islamico.

Il primo bombardamento, come comunicato dall’Eliseo, è avvenuto introno alle 9.40 di questa mattina ed è stato condotto contro un deposito logistico dei terroristi. “L’obiettivo è stato raggiunto e interamente distrutto” ha comunicato l’Eliseo, che annunciato “altre operazioni” nei prossimi giorni.

La Francia stava già effettuando nei giorni scorsi voli di ricognizione in Iraq e stava fornendo armi ai combattenti curdi. L’inquilino dell’Eliseo nei giorni scorsi aveva ribadito che non avrebbe mandato truppe di terra.

La lotta ai terroristi dell’Is torna sul tavolo delle Nazioni Unite: il tema del coordinamento internazionale della battaglia al ‘califfato’ islamico sarà al centro del dibattito, la prossima settimana, all’Assemblea Generale dell’Onu. Già oggi il problema viene affrontato in una riunione del Consiglio di Sicurezza a livello ministeriale in programma alle 14 (le 20 ora italiana). Tra i presenti, il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri italiano, prossima Lady Pesc, Federica Mogherini.
Intanto, il Congresso americano ha adottato ieri il piano del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per il sostegno ai ribelli siriani, impegnati nella lotta contro gli jihadisti che stanno guadagnando terreno nel nord della Siria. Il Senato ha adottato con 78 voti favorevoli e 22 contrari la prima parte della strategia anti-jihadista presentata da Obama la scorsa settimana.

Il piano, già approvato dalla Camera dei rappresentanti mercoledì, non dà carta bianca al governo per equipaggiare e addestrare i ribelli siriani, ma richiede all’amministrazione di riferire al Congresso ogni 90 giorni sulla sua esecuzione, il numero dei combattenti addestrati, la selezione dei gruppi siriani che usufruiscono degli aiuti e l’uso di armi e attrezzature consegnate. Il progetto di legge non comprende crediti aggiuntivi per finanziare l’operazione e precisa chiaramente che esso non costituisce in alcun caso un’autorizzazione per il dispiegamento di soldati americani in Siria.

“Giustizia sarà fatta e l’Is verrà distrutto”, ha detto il presidente Barack Obama parlando di nuovo agli americani in diretta tv, dopo che mercoledì scorso aveva annunciato dalla Florida la costituzione di una coalizione di oltre 40 Paesi nella lotta allo Stato islamico.

Turchia apre frontiere ai curdi siriani in fuga dall’Is. Questa mattina la Turchia ha aperto le sue frontiere ai curdi siriani in fuga dall’avanzata dei jihadisti dello stato islamico nella vicina Siria. Ankara ha deciso di lasciar passare altri profughi, oltre al milione e mezzo di siriani che già ospita a seguito della guerra civile iniziata nel 2011, dopo aver inizialmente chiuso la frontiera, nel timore di non riuscire a far fronte al nuovo afflusso.

Prima della decisione delle autorità turche, scontri si sono verificati tra polizia e curdi al confine turco-siriano: le forze di sicurezza hanno disperso circa 100 curdi di nazionalità turca nel villaggio di Dikmetas che protestavano vicino al confine con la Siria chiedendo l’apertura delle frontiere.

I miliziani jihadisti dell’Is hanno lanciato questa settimana una offensiva contro la regione curda siriana. Avrebbero occupato, secondo diverse fonti, 21 villaggi attorno alla città di Kobane, vicino al confine turco. I combattimenti sono intensi fra i jihadisti e le milizie di difesa curdo-siriane del Pyd, vicino al Pkk curdo di Turchia.

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