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ISIS/ Usa e Italia aprono a Teheran

Oramai tutto è pronto per passare alla seconda fase dell’offensiva contro l’Isis. I Mirage francesi, come promesso dal presidente Francois Hollande, sono già entrati in azione in Iraq, unendosi ai raid dei caccia Usa. Mentre il ministro degli esteri Federica Mogherini ha escluso bombardamenti da parte dell’Italia, annunciando invece l’arrivo nelle prossime ore di altri due C-130 in Iraq che trasportano aiuti militari. E ha auspicato – come il segretario di stato Usa John Kerry – un ruolo più attivo dell’Iran nella campagna anti Isis. Intanto il Senato americano, con un voto bipartisan, ha dato l’ok definitivo alla necessità di addestrare e armare i ribelli siriani filo-occidentali. A questo punto si attende solo il via libera per colpire i santuari dello stato islamico in Siria, come annunciato dalla Casa Bianca. «Giustizia sarà fatta, l’Isis sarà distrutto», ha ripetuto il presidente Barack Obama parlando di nuovo agli americani in diretta tv, in prima serata, ed esprimendo grande soddisfazione per il messaggio di unità mandato dal Congresso. «Quando vengono colpiti cittadini americani, quando si minacciano gli Stati Uniti questo non ci divide, ma ci unisce», ha detto il Commander in Chief, che ha salutato con altrettanta soddisfazione la decisione della Francia di intervenire in Iraq. Dall’Eliseo fanno sapere che i caccia Rafale hanno già attaccato un deposito logistico dei terroristi islamici appartenenti all’organizzazione Daech, nel nordest dell’Iraq, e che l’obiettivo è stato raggiunto e distrutto. Nuovi raid seguiranno nelle prossime ore, afferma Parigi, così come quelli Usa nella zona intorno alla capitale Baghdad. Mentre nel nord della Siria – stando alla testimonianza di alcune ong – nelle ultime 48 ore almeno 40 villaggi curdi sarebbero caduti in mano jihadista. Ora in tutto sono circa 60. Intanto l’Italia – come ha spiegato Mogherini giunta a New York per partecipare a una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sull’Isis – «sta ragionando sulla disponibilità a partecipare sul versante militare in termini di addestramento, sostegno logistico ed eventualmente di rifornimento in volo. Ma non – ha specificato – alla partecipazione di operazioni come quelle che Francia e Usa stanno svolgendo». Nelle prossime ore quindi arriveranno in Iraq altri due C-130 italiani che trasportano aiuti militari e umanitari, dopo i due voli già effettuati nei giorni scorsi. E alla fine del mese, spiega il ministro, i voli saranno ben 18. Mogherini ha quindi assicurato come al momento «non esistano minacce specifiche verso l’Italia» da parte dei terroristi islamici, sottolineando però come «l’Isis è una minaccia globale che necessita di una risposta globale». Per questo si continua a lavorare per dare forma e consolidare la vasta coalizione internazionale per combattere la minaccia jihadista: «Oltre 40 Paesi, anche arabi, sono con noi», ha ribadito Obama, che la prossima settimana in occasione dell’Assemblea generale dell’Onu a New York avrà la possibilità di confrontarsi con diversi leader mondiali. E i suoi più stretti collaboratori potranno continuare a tessere la tela di un’alleanza senza precedenti. Anche con Paesi considerati fino a qualche tempo fa ‘Stati canaglià. «Tutti hanno un ruolo nella coalizione per distruggere l’Isis, anche l’Iran», ha affermato il segretario di stato americano, John Kerry. Anche Mogherini si dice convinta che Teheran può svolgere «un ruolo positivo» nella lotta allo stato islamico: «Bisogna coinvolgere tutti gli attori della regione, anche l’Iran». E mentre il futuro Alto Rappresentante per la politica estera della Ue avrà la prossima settimana a New York un incontro col capo della diplomazia di Teheran, Javad Zarif, al momento non sono previsti bilaterali tra Obama e il leader di Teheran Hassan Rohani: ma fonti dell’amministrazione Usa fanno sapere che il presidente americano lascia la porta aperta, e sarebbe anche disposto ad incontralo se ce ne fossero le condizioni. Intanto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riunito a livello ministeriale, ha varato una dichiarazione in cui si condanna la barbarie dell’Isis (sono almeno 8.500 i morti in Iraq dall’inizio dell’anno) e si auspica un «approccio globale» per sconfiggere «la grave minaccia terroristica». «Sono solo tagliatori di gole», ha detto il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius. Mentre il capo degli 007 americani, James Clapper, fa una clamorosa ammissione: «Abbiamo sottovalutato l’Isis, la sua volontà di combattere e sopravvalutato la capacità di combattere e di difendersi dello stato islamico. Non mi sono reso conto del collasso delle forze di sicurezza irachene – aggiunge – e ho creduto che l’Isis fosse per gli Stati Uniti una minaccia nel lungo termine»

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