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Padre di Renzi indagato: il calendario deciso dalla Procura

«I tempi sono decisi dal calendario, non da noi. Noi non abbiamo margini di discrezionalità. Dopo sei mesi, se l’indagine non è conclusa bisogna chiedere la proroga». Il procuratore della Repubblica di Genova, Michele Di Lecce, intervistato dal Sole 24 Ore respinge così ogni ipotesi di ‘giustizia a orologerià per l’inchiesta che coinvolge il padre di Matteo Renzi, Tiziano, indagato a Genova per bancarotta fraudolenta. «Il procedimento penale – sottolinea il procuratore – è stato iscritto 6 mesi fa, quando ci sono arrivati i documenti a seguito della procedura fallimentare». «Quindi, non ci siamo mossi d’ufficio. Decorsi i sei mesi dovevamo chiedere la proroga, che va notificata agli interessati. Contestualmente abbiamo inviato anche l’informazione di garanzia, per fornire più elementi di conoscenza agli indagati». Torna sulla posizione di Tiziano Renzi, che ha sottolineato di aver venduto nel 2010 l’azienda, poi fallita nel 2013: «l’informazione di garanzia è collegata alla posizione che Renzi ha avuto nella società. Al momento del fallimento lui non era amministratore ma aveva ricoperto incarichi previsti dalla legge fallimentare». «Quindi – continua Di Lecce – non è rilevante il ‘quandò del fallimento ma alcuni suoi precedenti comportamenti. Si tratta di capire in che misura quei comportamenti abbiano influito sul fallimento» Infine esclude che anche il premier sia indagato nell’inchiesta? «Assolutamente no».

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