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Yemen verso la svolta, siglata l’intesa governo-ribelli

Verso una svolta la crisi politica nello Yemen. Un «accordo di pace è stato siglato in serata tra il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, i ribelli sciiti e i miliziani sunniti filogovernativi, alla presenza dell’emissario dell’Onu, Jamal Benomar. Uno spiraglio verso la riconciliazione nazionale sembra dunque aprirsi dopo una giornata contraddistinta da forti tensioni, con i ribelli di Ansar Allah che nel pomeriggio avevano preso il controllo della sede del governo, della radio di Stato e di alcuni siti militari, mentre il premier Mohamed Basindawa si era dimesso per protesta contro il presidente, accusato di »monopolizzare il potere«. Il sito del ministero dell’Interno aveva anche lanciato un singolare appello alle forze della sicurezza a »non affrontare« i ribelli e a »cooperare con loro per ristabilire la sicurezza. L’intesa si basa sul principio raggiunto a fine gennaio alla Conferenza sul dialogo che prevede un «moderno Stato civile e federale». L’agenzia Saba ha aggiunto inoltre che la polizia militare si sta organizzando per riprendere il controllo dei ministeri e dei siti che erano caduti nella mani dei ribelli Dopo il coprifuoco notturno imposto meno di 24 ore fa, oggi il nord della capitale è stato scosso da forti esplosioni. La ‘battaglià si è concentrata in particolare nei pressi del campus dell’Università Al-Iman, bastione dei salafiti membri di Al-Islah. Dopo essersi asserragliati a inizio agosto alle porte della capitale e avere organizzato manifestazioni per chiedere le dimissioni del governo «corrotto», i ribelli hanno lanciato un primo assalto il 9 agosto contro la sede del governo, poi represso nel sangue dalla polizia. Malgrado qualche concessione da parte delle autorità – come la formazione di un nuovo governo e l’abbassamento del prezzo della benzina – i ribelli sciiti hanno aumentato la pressione sull’esecutivo e hanno ignorato anche un’ingiunzione del Consiglio delle Nazioni Unite, chiedendo di poter scegliere loro stessi i ministri. Tra le altre richieste anche l’allargamento della loro roccaforte, la regione nord di Saada, fino al Mar Rosso. Di fatto l’accesso al mare di un mini-stato sciita filo-iraniano. Nei giorni successivi gli scontri si sono intensificati nel nord della capitale, provocando la sospensione dei voli delle compagnie aeree, visto che l’aeroporto internazionale si trova nell’area dei combattimenti. L’università, le scuole sono state chiuse mentre i commercianti dei mercati hanno abbassato le loro saracinesche. Adesso tutti si augurano che l’intesa possa reggere.

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