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Obama: l’Isis deve essere distrutto, non si negozia con il male

L’Isis «deve essere distrutto», non ci sono alternative. «Non è una guerra all’Islam», ma «non si può negoziare con il male»: Barack Obama lo ha scandito oggi dalla tribuna del Palazzo di Vetro dell’Onu. Ma negli stessi momenti in cui il presidente parlava, i jihadisti rilanciavano la sfida postando in rete un nuovo, atroce video per mostrare al mondo un’altra decapitazione, quella dell’ostaggio francese Hervè Gourdel, rapito domenica in Algeria. Intanto il consiglio di sicurezza dell’Onu ha varato all’unanimità una risoluzione che vincola tutti i Paesi a fare il possibile per frenare il flusso di jihadisti stranieri, molti occidentali, che vanno a combattere in Siria e in Iraq e che poi, tornando in patria, rappresentanto un enorme pericolo per la sicurezza. «Sono 15.000 i jihadisti stranieri da oltre 80 Paesi andati in Siria negli ultimi anni», è stato l’allarme lanciato da Obama. «È la vendetta» per «l’aggressione crociata francese al Califfato», affermano invece nel video i carnefici dell’ostaggio francese, tenendo per i capelli la testa mozzata dell’ostaggio ucciso. Si tratta di jihadisti del gruppo algerino Jund al Khilafa, affiliato all’Isis nella speranza di una saldatura con lo Stato islamico che arrivi fino al Nord Africa. E nel disegno folle di una jihad globale, è arrivato anche un messaggio da Abu Sayyaf, il gruppo radicale islamico delle Filippine, che a sua volta minaccia di uccidere due ostaggi tedeschi nelle proprie mani se Berlino continuerà a sostenere gli Usa contro l’Isis, mentre l’orrore di un’altra decapitazione riecheggia anche dal Mali dove un ostaggio tuareg, additato come «spia» al soldo di Parigi, è stato ucciso dai qaedisti del Maghreb. I nuovi messaggi arrivano due giorni dopo «l’ordine» lanciato dall’Isis a tutti i suoi sostenitori di uccidere «i miscredenti, in qualunque modo». E poche ore dopo una seconda ondata di raid aerei americani: uno contro le strutture dello Stato islamico in Siria – 20 in totale negli ultimi due giorni – e quattro in Iraq, dove dall’8 agosto ne sono ormai stati compiuti oltre 200, compresi quelli degli ultimi giorni messi a segno dai caccia francesi. Raid che hanno già raggiunto un primo scopo, secondo il segretario di Stato Usa John Kerry: «Li abbiamo fermati», ha affermato. Ma la campagna contro di loro, ha assicurato, andrà avanti «per un certo periodo di tempo, e in diverse forme». Secondo il giudizio del Pentagono, i raid sono stati estremamente «efficaci», in particolare quelli condotti assieme a cinque Paesi arabi contro la ‘capitalè jihqadista in Siria, Raqqa, e contro il gruppo di leader di al Qaida noto come Khorasan e il suo affiliato Fronte al Nusra. Sulla scia di questi risultati, Olanda e Belgio hanno fatto sapere di essere pronti a mettere a disposizione i loro F-16 per la lotta all’Isis, mentre si profila anche una partecipazione attiva della Gran Bretagna, dopo che il premier David Cameron ha riconvocato il Parlamento di Westminster proprio per discutere dell’intervento militare di Londra contro l’Isis. E pure la Francia non intende certo arretrare dopo la barbara uccisione di Gourdel. «La mia determinazione è totale, e quest’aggressione la rafforza. Continueremo a lottare contro il terrorismo dappertutto», ha tuonato Francois Hollande. Sono ormai «oltre 40 i Paesi che si sono offerti di unirsi alla nostra coalizione», ha sottolineato da parte sua Obama nel suo discorso all’Onu. Ma bisogna fare di più. «Chiedo al mondo di unirsi al nostro sforzo», ha aggiunto, rivolgendo anche un appello globale, «e specialmente alle comunità musulmane, a respingere esplicitamente, con forza e costanza, l’ideologia di al Qaida e dell’Isis». «Questo non è uno scontro di civiltà», ha aggiunto il presidente Usa, sottolineando che «l’Islam insegna la pace e milioni di musulmani-americani fanno parte del nostro Paese» e di certo «gli Stati Uniti non saranno mai in guerra contro l’Islam». L’allerta sul ‘fronte internò è comunque altissima. «Siamo in uno dei periodi più pericolosi mai visti dall’11 settembre di tredici anni fa», ha avvertito il capo della polizia di New York, Bill Bratton, secondo cui «la minaccia terroristica in questo Paese, in questa città, è destinata sfortunatamente ad aumentare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi». Del resto, ha esortato ancora il presidente americano all’Onu, anche la comunità internazionale deve porsi delle domande: «Troppo spesso – ha affermato – non siamo riusciti a far rispettare le norme internazionali quando è stato scomodo farlo» e «non abbiamo affrontato con forza sufficiente l’intolleranza, le tensioni interconfessionali e la disperazione che alimentano l’estremismo violento in troppe parti del globo». Plauso a Obama da Matteo Renzi: «Ho molto apprezzato il suo insistere che non è una guerra all’Islam, uno scontro di religioni», ha commentato il premier italiano a New York: «Si stanno violando i diritti umani e bisogna intervenire, ma in questo scenario è giusto sottolineare che non è una guerra di religione ma il tentativo di bloccare un genocidio».

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