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Sventato attentato anti-Usa? Seconda notte di raid in Siria


Un’altra notte di bombe su Raqqa e le aree siriane sotto il controllo dello Stato islamico. La seconda ondata di raid Usa contro l’Is è iniziata 24 ore dopo la prima offensiva in Siria. Mentre i modernissimi F-22 raptor e i missili Tomahawk colpivano postazioni, centri di controllo e comando e campi di addestramento degli islamisti a New York Barack Obama ha incontrato e ringraziato i rappresentanti di Arabia Saudita, Emirati Arabi, Giordania, Barhein e Qatar, i cinque Paesi arabi che hanno preso parte all’offensiva americana.

“Abbiamo sventato un complotto di al Qaida in Siria contro gli Stati Uniti e i nostri alleati”, ha detto Obama. E fonti di intelligence citate dalla Cnn hanno rivelato piani per attentati con bombe nascoste sugli aerei: sarebbero stati utilizzati dentifrici e abiti esplosivi.

Al Congresso il presidente ha comunicato che al momento “non è possibile sapere quale sarà la durata” delle operazioni in Siria e in Iraq, dove dall’8 agosto le forze Usa hanno condotto quasi 200 raid aerei. Sono stati colpiti decine di “postazioni, campi per l’addestramento, centri di controllo e comando, depositi di armi e munizioni, mezzi militari e anche un centro finanziario sparsi in quattro diverse province siriane, ma in particolare nella regione di Raqqa, dove il ‘califfo’ Abu Bakr al Baghdad ha stabilito la sua ‘capitale’.
Tra gli obiettivi i veterani di al Qaida che si sono riuniti nel gruppo noto col nome Khorasan, che secondo il Pentagono “si preparavano a colpire l’America e i suoi alleati” e contro cui gli Usa hanno condotto “separatamente” otto raid. Voci non confermate, rimbalzate sui social media, sostengono che il leader del gruppo, il kuwaitiano Muhsin al Fadhli, sarebbe rimato ucciso. Il Fronte al Nusra ha invece annunciato via Twitter che nei bombardamenti sarebbe morto il suo leader, Abu Yousef Al Turki.
I leader mondiali a New York. Numerosi gli incontri e i colloqui a margine del vertice sul clima delle Nazioni Unite a New York. Al centro delle discussioni le operazioni militari in Siria. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha invitato l’Iran a “impegnarsi costruttivamente in Iraq, Siria e Afghanistan”, durante un incontro con il presidente iraniano Hassan Rohani, che Ban ha ringraziato Rohani per aver contribuito a incoraggiare la creazione di un governo più inclusivo a Bagdad. Staffan de Mistura, inviato del segretario generale Ban Ki Mon, ha annunciato un suo prossimo viaggio a Teheran. “Andrò presto in Iran. L’Iran è un player importante e un partner importante nel processo politico” per risolvere la crisi in Siria, ha detto. “Dobbiamo essere sicuri che i siriani vengano aiutati, 11 milioni di persone hanno bisogno e sono disperate”, ha poi aggiunto.
L’Unione europea aumenta di 215 milioni di euro gli aiuti alla Siria e ai Paesi vicini. Lo ha annunciato la commissaria europea alla Cooperazione, Kristalina Georgieva, a margine dei lavori dell’Onu. I nuovi finanziamenti includono 50 milioni di euro di aiuti umanitari e 165 milioni di aiuti allo sviluppo a più lungo termine. L’assistenza dovrebbe coprire anche i bisogni di decine di migliaia di profughi fuggiti in Turchia negli ultimi giorni, la più vasta ondata di rifugiati dall’inizio del conflitto.

Iran e Russia sono stati critici sull’intervento Usa. “Azioni simili possono essere effettuate esclusivamente nel quadro del diritto internazionale, che prevede l’accordo esplicito del governo siriano oppure una decisione del consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha affermato Mosca. Il presidente iraniano Hassan Rohani a sua volta ha detto che i raid di Usa e alleati in territorio siriano devono essere considerati un attacco alla Siria, perchè compiuti senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu o il consenso di Damasco.

Il leader dell’Onu Ban Ki-moon ha però fatto notare che “i raid hanno avuto luogo in aree non più sotto il controllo del governo di Damasco” e ha sottolineato che “proteggere la popolazione siriana richiede un’azione immediata, ma tale azione deve essere radicata nei principi delle Nazioni Unite”. A smorzare le polemiche è però intervenuto proprio il presidente siriano, Bashar al Assad, affermando che la Siria sostiene ogni sforzo internazionale per combattere il terrorismo, dando così di fatto un implicito consenso.

Sarebbe stato il segretario di Stato americano John Kerry ad informare dei raid Usa in Siria il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, secondo quanto riporta la Cnn. Nelle ultime ore era emerso che gli Stati Uniti avevano avvisato l’Iran prima di avviare i raid. I media Usa avevano precisato che Teheran era stata anche informata che gli attacchi non avrebbero colpito le forze del regime di Damasco.

Il primo ministro iracheno Haider al-Abadi ha detto alla Cnn di essere “felice” dei raid in Siria, “purchè stavolta lo facciano per bene”. Abadi ha detto che l’Iraq ha pagato “un prezzo pesante per la polarizzazione della regione e l’instabilità in Siria” e ha auspicato che i raid facciano quel che il presidente americano Barack Obama ha auspicato: “Degradino e distruggano il gruppo jihadista che si autodefinisce Stato islamico”.

Nessuna reazione invece finora da parte dell’Isis, a parte la diffusione di un secondo video di propaganda in cui il reporter britannico tenuto in ostaggio, John Cantlie, afferma che i Paesi occidentali si stanno imbarcando in una “terza guerra del Golfo”, evocando il rischio di un nuovo Vietnam.

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