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Autismo, arriva la città ad hoc. Il progetto di Nicoletti

“Che ne sarà di mio figlio autistico quando non sarò più al suo fianco?”. È la domanda, drammatica e cruciale, a cui Gianluca Nicoletti, nella duplice veste di giornalista (di Radio 24) e papà di Tommy, scrive il sito Redattore Sociale, prova a rispondere nelle duecento pagine del suo ultimo libro. La risposta è nel titolo del volume, “Alla fine qualcosa ci inventeremo”, che sarà presentato giovedì pomeriggio a Roma, presso la sede del Cnr. Una risposta volutamente e significativamente vaga, indefinita, ma non disperata, anzi piena di propositi, di intenzioni, di quelle “idee folli” con cui a Nicoletti ai suoi amici e colleghi piace “giocare”.

“Insettopia house”. Qualcosa, per la verità, Nicoletti se lo sta già inventando: dopo la nascita della “città ideale per gli autistici”, Insettopia, per ora solo sul web, oggi Nicoletti “spara” in rete un’idea che è molto concreta, che è già quasi un progetto, una risposta all’interrogativo suo e di tanti altri: dove vorremmo immaginare nostro figlio quando non ci saremo più? In quale luogo fisico, in quale contesto sociale, in quale ambiente a lui adatto vorremmo vederlo? Il progetto si chiama “Insettopia house” ed è un’idea un po’ giuridica, un po’ architettonica, un po’ ingegneristica e un po’ informativa. –un’idea multidisciplinare, insomma, come multidisciplinare e multiforme deve essere la risposta a un interrogativo tanto complesso. “Ho massima fiducia che le istituzioni presto ci risolveranno con ottime leggi il dilemma del ‘dopo di noi’ – spiega Nicoletti – ma mentre aspetto (e il tempo passa) per non annoiarmi troppo ho deciso di coinvolgere qualche amico di consumata esperienza giuridica e qualche altro che s’ intenda d’ ingegneria dell’organizzazione aziendale e d’informatica e altri ancora esperti in autocostruzione di ambienti ecorilassanti, loro ancora non lo sanno, ma saranno le menti eccelse di un progetto ‘dadaista’ che intendo sperimentare di persona assieme a un manipolo fidato di miei colleghi d’autismo”.

Un “format” per il dopo di noi. L’idea, concretamente, è quella di un “format”, come lo definisce Nicoletti, in cui “gruppi di sette, otto famiglie al massimo, con similari problemi di gestione di un figlio autistico (stessa fascia d’ età simile livello di disabilità) di organizzarsi come se fossero a tutti gli effetti una piccola azienda, mettendo in comune risorse pubbliche e personali, educatori, eventuali seconde case disponibili, per costruire un progetto di vita attiva e felice per i propri figli”. A comporre questa specie di “città ideale”, ci sarebbero case strutturalmente adeguate, “Insettopia houses” appunto, che siano ecocompatibili e “iperdomotiche”. Il lavoro è tutto “in progress”, ma la squadra è già fatta, con nomi, cognomi e persino le “facce” di chi si è messo a disposizione di questa idea: l’avvocato Gianettore Gassani, la bioarchitetta Cristina Marchi e l’ingegnere Nicola Frega.

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