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Stato corrotto, non mi dimetto. Bufera su De Magistris

«La legge Severino è una legge che va applicata. Essendo, quindi, già stata applicata ad altri sindaci, penso che sia inevitabile che sia applicata». A margine di un’iniziativa ai Quartieri Spagnoli, il presidente del Senato Pietro Grasso ha risposto così a chi gli chiedeva un commento sulla vicenda del sindaco partenopeo Luigi De Magistris, condannato a 13 mesi di reclusione nell’ambito dell’inchiesta Why Not di cui era titolare quando era pubblico ministero a Catanzaro. Il reato contestato all’ex pm è abuso d’ufficio: per i giudici della X sezione del Tribunale di Roma avrebbe acquisito senza autorizzazioni i tabulati delle utenze di alcuni parlamentari. Grasso si è detto convinto che «De Magistris valuterà al meglio la situazione», aggiungendo però che il sindaco «sa benissimo che se non lo dovesse fare ci sarebbe comunque un provvedimento da parte del prefetto non appena si renderà esecutiva oppure si depositerà la motivazione». «Naturalmente – ha precisato Grasso – poi ci sarà il seguito dell’appello, dell’impugnazione, che potrà evantualmente dare un contorno definitivo alla vicenda».
Intanto il sindaco non ci sta e tiene il punto. «Vorrebbero applicare per me la sospensione breve, in base alla legge Severino, un ex ministro della Giustizia che guarda caso è difensore della mia controparte nel processo a Roma, e la norma è stata approvata mentre il processo era in corso», ha accusato De Magistris chiedendo di parlare in Consiglio comunale. «Mi chiedono di dimettermi dopo questa condanna – ha detto all’Aula – ma, guardandosi allo specchio e provando vergogna, dovrebbero dimettersi questi giudici».
De Magistris ha usato parole durissime: «Siamo di fronte a uno Stato profondamente corrotto». Ma ha anche sottolineato che non si lascerà trascinare a perdere fiducia: «Io sono uomo delle istituzioni, e le istituzioni sapranno riparare a queste violazioni di legge». Nessuna marcia indietro, però, nessuna resa a quegli «ambienti invisibili che vogliono mettere le mani sulla città e riportare alla ribalta un sistema di potere che è stato cacciato
dal palazzo». «Quando si alza il tiro e non ci si piega – ha affermato il sindaco, applaudito dalla maggioranza e forte del pieno sostegno della sua Giunta – l’artiglieria pesante diventa più pericolosa. Noi non abbiamo armi ma sappiamo resistere e resisteremo. Sono assolutamente fiducioso che questa esperienza arriverà fino alla fine, al 2016». E ha ribadito: «Le dimissioni non ci saranno perché io resisterò. Continueremo a difendere questa esperienza che dà fastidio a molti».
Ma De Magistris, ex magistrato, è sempre più solo. Per l’Anm le sue dichiarazioni «esprimono disprezzo per la giurisdizione». L’associazione nazionale magistrati definisce «gravi e offensive» le parole di de Magistris sui giudici del tribunale di Roma in relazione alla sentenza emessa nei giorni scorsi nei suoi confronti. E «pur non entrando nel merito della vicenda giudiziaria», osserva in un nota «che le espressioni usate vanno ben oltre i limiti di una legittima critica a una sentenza perché esprimono disprezzo verso la giurisdizione». Le parole del sindaco di Napoli sono definite «tanto più inaccettabili» poiché «provenienti da un uomo delle istituzioni che ha per anni anche svolto la funzione giudiziaria».
Anche il presidente dell’Autorità nazionale Anticorruzione prende posizione sulle dichiarazioni di De Magistris: «Non condivido neanche un po’ alcune sue esternazioni» dichiara Raffaele Cantone, che ricorda l’amicizia che lo lega all’ex pm e si dice certo che, «sbollita la rabbia, si renderà conto che un magistrato rispetta le sentenze».

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