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LAVORO/Addio busta paga il 27, il 55% delle piccole aziende paga in ritardo

Addio busta paga il 27 del mese. Più della metà delle piccole e medie imprese non rispetta la scadenza ‘tradizionalè per il pagamento degli stipendi. A pesare sono la mancanza di credito, con i prestiti concessi dalle banche che continuano a calare, i mancati pagamenti delle pubbliche amministrazioni e quelli tra le imprese private. È quanto emerge da un’indagine dell’Adnkronos, che ha interpellato oltre mille imprese sul territorio con la collaborazione di diverse associazioni d’impresa. Rispetto alla stessa rilevazione di un anno fa, si registra un incremento di oltre 5 punti percentuali delle imprese che dichiarano di aver pagato più di una mensilità in ritardo rispetto al termine stabilito: sono il 55% contro il 49% di ottobre 2013. E sale anche il numero di imprese che hanno accumulato un ritardo tale da non raggiungere il pagamento di dodici mensilità: sono il 33% delle pmi ad essere in debito di almeno uno stipendio (erano il 28% l’anno scorso). Non solo. Le prospettive per il prossimo anno non sembrano indicare un’inversione di tendenza. Il 41% delle piccole e medie imprese teme di non poter essere puntuale, con un ritardo superiore ai 30 giorni, e quindi con una mensilità a rischio. Tra le cause indicate con maggiore frequenza dalle imprese che non riescono a onorare i loro impegni ci sono, nell’ordine, il mancato pagamento da parte di committenti pubblici; problemi di finanziamento con le banche; mancati pagamenti da parte di altre imprese e, in un numero inferiori di casi, difficoltà di gestione. Il problema principale che emerge dall’indagine è che il circuito dei pagamenti si è inceppato. A monte e a valle. Si firmano i contratti, da quelli con i fornitori a quelli di lavoro dei dipendenti, ma è sempre più difficile farli rispettare. Non paga la Pubblica amministrazione e non pagano le imprese private, abbassando in maniera sensibile il tasso di affidabilità piena dei contratti che, secondo i dati raccolti, è sceso intorno al 40%. Lo schema che si ripete, in tutti i settori, è ormai lo stesso da tempo. Si tratta per una fornitura, si trova il punto di incontro fra domanda e offerta, si fissa il prezzo e si stipula il contratto. Il pagamento è già previsto dilazionato nel tempo, quasi sempre a rate. Ma quando arriva la scadenza manca la liquidità e l’insolvenza, almeno temporanea, è quasi automatica. A quel punto parte la ricerca di una mediazione, che possa evitare di finire in tribunale. E che, in genere, si trasmette a tutta la contabilità aziendale, arrivando fino all’ultima voce di bilancio, il pagamento degli stipendi dei lavoratori. Diverso appare l’approccio tra grandi e piccole imprese. Nel settore delle pmi, infatti, oltre a scendere il tasso di puntualità nei pagamenti, sta salendo quello dei ritardi gravi, oltre i due mesi. In sostanza, si delinea un quadro in cui si è innescata una spirale tra contratti non rispettati, che vanno ad ampliare il divario fra fatturato potenziale e incassi reali, e la capacità delle imprese di onorare, a loro volta, i contratti di lavoro. Nei casi più eclatanti, il ritardo accumulato ammonta anche a diverse mensilità, con ripercussioni tangibili sul reddito disponibile delle famiglie e, a cascata, sui consumi. Le conseguenze del ritardo nel pagamento dello stipendio possono arrivare anche al contenzioso giuridico. Ma è una extrema ratio. Tanto che le piccole e medie imprese che dichiarano di aver avuto problemi legali per non aver pagato in tempo i propri dipendenti sono appena l’8% di quelle che ammettono il ritardo. La legge prevede il diritto esplicito agli interessi maturati sulla retribuzione pagata in ritardo e anche un risarcimento del danno giustificato dal fatto che il lavoratore non pagato si sia potuto trovare in difficoltà nell’affrontare i pagamenti di utenze, le bollette di luce, acqua, e gas, o le rate di mutui e finanziamenti. È previsto anche un eventuale risarcimento morale per i danni derivanti da una situazione di disagio ed incertezza causate dal comportamento doloso dell’azienda.

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