| categoria: Roma e Lazio

Cerroni al contrattacco: ora risarcitemi

Manlio Cerroni al contrattacco, rigenerato da una sentenza del Tribunale del Riesame emessa lo scorso 24 settembre e depositata il 25 a ribaltare la teoria della Procura che sosteneva le ragioni del sequestro un “vizio nel titolo autorizzativo” sulla base di una segnalazione della Sovrintendenza ai Beni Paesaggistici, chiede i danni. L’imprenditore dei rifiuti a processo per associazione a delinquere finalizzata alla frode in pubbliche forniture, da carnefice si trasforma in vittima e porterà in Tribunale i protagonisti di una vicenda che ha del surreale e che, tanto per cambiare, lo vede protagonista. Si parla dell’impianto di trattamento meccanico biologico in via di ultimazione nel comune di Guidonia ma che la Procura di Tivoli ha sequestrato lo scorso 30 luglio, notificando avvisi di garanzia al legale rappresentante della Colari Guidonia Ambiente e persino ai fornitori che avevano venduto alcuni macchinari alla società. Il Riesame non ha avuto dubbi, disponendo l’immediato dissequestro dell’impianto consentendo a Cerroni di scatenarsi. Scrive il legale dell’imprenditore, l’avvocato Alessandro Diddi: “Il Tribunale ha rimesso le cose a posto. Resta l’amarezza che ci sia voluto oltre un mese e mezzo per ottenere giustizia, che la Colari Guidonia ha subito danni incalcolabili e soprattutto che alla fine sono sempre le tasche dei cittadini che devono essere svuotate per ripianare gli errori altrui. E apre così le porte alla causa di risarcimento danni: “Per questo – aggiunge l’avvocato Diddi – oltre a chiedere alla Procura di Tivoli di procedere contro tutti coloro che hanno alimentato con le loro denunzie questa vicenda e soprattutto di procedere con la stessa solerzia, ci rivolgeremo alla Corte dei Conti perché non è giusto che chi ha sbagliato non si assuma le sue responsabilità”. Letta così è chiaro che sarà il ministero dei Beni Culturali ad essere chiamato in giudizio penalmente a rispondere in sede civile del danno procurato.
La ricostruzione della vicenda ha dell’imbarazzante. Il lavoro tecnico per istruire l’autorizzazione è iniziato nel 2007 ma solo nel 2010 è arrivato il via libera. Dopo ben quattro anni, il ministero per i Beni Culturali si è accorto che durante l’iter la Regione Lazio avrebbe dimenticato di chiedere il parere obbligatorio per legge. Dunque, un’omissione-dimenticanza della Regione Lazio e da qui la segnalazione e il conseguente sequestro con tanto di procedimenti penali a cascata. Alla fine la verità è venuta fuori: la Regione non aveva dimenticato di chiedere il parere ma era stato il Ministero a non fornire elementi nei termini di legge oltre i quali scatta il silenzio assenso.
Amaro il commento del legale di Cerroni: “La vicenda giudiziaria rappresenta il paradigma della burocrazia italiana e, soprattutto, sembra spiegare perché il nostro Paese sta rapidissimamente precipitando nel baratro e perché ormai le imprese italiane e straniere se possono scappano”.

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