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A Milano un “Mississippi baby”, senza hiv per tre anni. Ma non è guarito

Dopo la prima notizia dagli Usa, con l’annuncio del successo della sospensione delle cure alla bimba Mississippi, «la madre – continua Clerici – ha chiesto se fosse possibile interrompere anche per il suo bimbo la terapia» e con il consenso di tutti si è tentato lo stop. Dopo l’interruzione, però, l’infezione è riapparsa rapidamente. «Abbiamo dimostrato che le analisi immunologiche possono rivelare la mancanza di guarigione anche quando il virus sembra completamente scomparso». Un’evidenza che non era stata raggiunta nel caso della bambina americana (tornata anche lei Hiv-positiva) e nemmeno nel famoso ‘paziente Berlinò, l’uomo che si è sieronegativizzato dopo un trapianto di staminali ematopoietiche prelevate da un donatore dotato di una mutazione ‘scudò contro il virus dell’Aids, e ritenuto ad oggi l’unico adulto guarito dall’Hiv. «Malgrado i farmaci a nostra disposizione possano diminuire la morbilità e la mortalità» da Hiv-Aids, «al momento non sono in grado di eliminare veramente il virus – conclude Clerici – L’infezione da Hiv non è ad oggi da considerarsi guaribile: la ricerca di una cura deve continuare». Al momento resta in sospeso il caso di una bimba di Los Angeles, nata Hiv-positiva nel 2013 e subito trattata con un mix di farmaci. Anche dal suo organismo il virus sembra scomparso, ma la piccola non ha ancora interrotto le cure. Se lo facesse, ipotizzano i medici milanesi, è ormai ragionevole pensare che purtroppo l’Hiv ritornerebbe.

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