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Due isole della laguna in vendita, si parte da 9 milioni

Sant’Antonio e Crevan, due isolette della laguna nord sono state messe in vendita sul mercato internazionale è l’immobiliare Vladi, specializzata in isole private extra lusso e dai prezzi che solo un Paperon de’ Paperoni può permettersi. Di Sant’Antonio nemmeno si conosce il prezzo, la trattativa è rigorosamente privata. Crevan invece costa 9,5 milioni di euro, una cifra che stride di fronte ai 700 mila euro con cui è stata ceduta l’isola Carbonera e ai 513 mila euro dell’offerta del patron dell’offerta del patron di Umana, Luigi Brugnaro, per Poveglia, oltre 7 ettari in rovina che il Demanio ha messo all’asta lo scorso inverno.

Crevan però non ha bisogno di restauri, ci hanno pensato i vecchi proprietari a sistemare l’ex forte austriaco e ora «l’isola mozzafiato a 20 minuti dal trambusto veneziano e 25 dall’aeroporto », come si legge online, ha una blasonata dimora con 4 camere, 3 bagni, un salone, un alloggio per il guardiano e persino un trabaccolo (imbarcazione tradizionale da pesca) ormeggiato nel porticciolo.. Per trent’anni, questo mezzo ettaro di terra è stato della famiglia veronese Poli poi Crevan è stata acquistata dall’imprenditore Giorgio Panto che nel 2006 ha perso la vita nello schianto dell’elicottero proprio di fronte all’isola e oggi Crevan cerca un nuovo acquirente. Inizialmente era in vendita a 12,5 milioni, il prezzo probabilmente non ha facilitato l’operazione che da poco è passata a un’immobiliare
specializzata, a un costo più contenuto. Sant’Antonio invece, quasi 3 ettari attaccati a Torcello, è sicuramente in vendita a una cifra da capogiro ma i restauri hanno portato una «guest house», 20 camere nell’edificio principale, elettricità e telefono, un vigneto, un pontile e in 15 minuti si è al Marco Polo. La vendita di due lembi di terra in mezzo alla laguna di per sé non è un fatto strano, al contrario di quello che molti potrebbero pensare le isole minori non sono tutte pubbliche. Di 33 isolotti, 13 sono privati e gli altri sono divisi tra Demanio, Comune, Usl e congregazioni religiose come la famosa isola degli Armeni o San Francesco in Paludo.
Poche sono le isole restaurate, la maggior parte versa in stato di abbandono e per ridar loro vita servono decine di milioni di lavori. Eppure, c’è chi scommette sul loro acquisto nonostante in passato gli investimenti non abbiamo avuto i risultati sperati. È il caso, ad esempio, di San Clemente, acquistata dalla famiglia Benetton per 10 milioni e trasformata in hotel blasonato che però ha rischiato il peggio: i gestori, il gruppo Thi, sono falliti e dopo lunghe trattative sono arrivati i turchi del gruppo Permak con 78 milioni di euro per la struttura. Le altre isole invece hanno dovuto pagare lo scotto di lunghe trafile burocratiche. La Grazia è stata messa in vendita dall’Usl 12 nel 2007, gli Stefanel hanno offerto 10,5 milioni ma l’acquisto si è bloccato e ora l’azienda sanitaria sta trattando con Sap project, gruppo leccese. Santo Spirito invece è dei padovani di Poveglia srl dal 2011, il progetto di realizzarvi 70 appartamenti e un porticciolo per gli appassionati di nautica è stato approvato pochi mesi fa, prima che l’amministrazione veneziana si dimettesse. Sull’isola di Tessera, un tempo dei Poletti e ora della famiglia Marinese, dovrebbe sorgere un hotel. Il progetto, però, è fermo.

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