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Renzi illustra le riforme alla City: Italy is back

«Italy is back!». L’Italia è tornata. E dopo 20 anni di occasioni perse, ora vuole riprendersi il ruolo di leadership che le spetta in Europa, tornare ad essere «un posto straordinario». È un fiume in piena Matteo Renzi mentre interviene davanti al gotha della finanza londinese a Guildhall, il cuore della City. Il cerimoniale è rigidissimo. All’arrivo del presidente del Consiglio, accolto con formule di rito, viene chiesto a tutti di alzarsi in piedi. Ma nell’austero e antico edificio riesce a catalizzare l’attenzione e a strappare anche qualche risata quando ricorda che la ‘suà Firenze era la capitale finanziaria: «Ma questa – si schernisce – è un’altra storia…». Il premier parla di opportunità, speranza, cambiamento e soprattutto riforme. Le elenca tutte, dal Jobs Act alla pubblica amministrazione, alla riforma elettorale, alla scuola. E torna a ripetere che non si può più perdere tempo: vanno concluse «in sei mesi». A cominciare dal Jobs Act che, nonostante le difficoltà interne, Renzi lo assicura, si farà: «Nel prossimo mese al massimo». Perchè non si può «difendere il futuro continuando a difendere il passato». Il futuro sono investimenti, nuove imprese, capitale straniero. E l’articolo 18 «è una mancanza di libertà degli imprenditori». L’obiettivo dell’Italia è «cancellare questo potere», cancellando però anche le divisioni «tra chi ha diritti e chi non ne ha». E soprattutto basta con «la paura della globalizzazione», non è un problema per l’Italia ma «un’opportunità per investire», «altrimenti si rifiuta il cambiamento e con esso grandi possibilità». Cambiamento che passa anche per la legge elettorale perchè è ora di prendersi le proprie responsabilità facendo in modo che sia chiaro chi sono «i vincitori e i vinti». Leggendo il suo discorso in inglese, interrotto ogni tanto da qualche battuta a braccio, Renzi parla anche del «divario enorme» che c’è in Italia tra costo del lavoro e salario. Bisogna ridurre il primo e aumentare il secondo, assicura il premier. Poi le tasse, altro enorme problema italiano: «Semplificheremo il sistema fiscale con misure che saranno operative entro marzo 2015». E l’istruzione. Tema che sta molto a cuore a Renzi che parlandone sfodera lo storico slogan con il quale Tony Blair aprì la sua prima campagna elettorale: «Education, education, education is the future». Poi, come fece anche a Strasburgo in apertura del semestre europeo, avverte che lascerà un elenco delle cose fatte e di quelle che intende fare. E promette che tornerà, per dimostrare plasticamente che una traduzione alla parola che l’Italia «ha sempre avuto un problema a tradurre», accountability (essere responsabile degli impegni presi), si può trovare.

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