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Autunno a zonzo per musei sulle vie dell’ambra

La rotta dell’ambra che dal Baltico riforniva di resina magica – millenni fa, nell’era del bronzo – le antiche civiltà fluviali del Polesine e della laguna veneta, e anche le popolazioni dell’attuale Slovenia, è uno dei fili conduttori che lega una decina di musei che si sono ‘rinnovati’ utilizzando i fondi – quasi tre milioni e mezzo di euro dal 2007 ad oggi – stanziati dal programma di cooperazione italo-sloveno OpenMseums. Tracce e memoria del cristallo che depura dalle energie negative si trovano lungo questo percorso museale ‘adriatico’, da Ferrara a Capodistria, passando per Venezia e Lubiana. L’appeal delle collezioni e delle mostre di questi giacimenti, un po’ periferici ma non minori, di storia, cultura e archeologia, è cresciuto con dotazioni di tablet e schermi multilingue, tetti a energia solare, sale aperte su richiesta per eventi privati come matrimoni e feste, visite guidate studiate ad hoc un po’ per tutti i tipi di visitatori. Porte aperte ai gruppi di bambini anche di soli tre anni. Agli anziani, centenari compresi. A chi non vede, e a suo agio viene guidato nelle buie profondità di un castello.

Questi sono alcuni degli obiettivi raggiunti con il sostegno di OpenMuseums che ha costituito una rete di partnership guidata dalla provincia di Ferrara. Anche Venezia ha colto questa opportunità e ha puntato su Torcello per creare un flusso turistico lontano dalla ressa di San Marco e ricco delle tracce più antiche degli abitanti della laguna, con reperti che vanno dal paleolitico alla tarda romanità custoditi nel Palazzo dell’Archivio e nel Palazzo del Consiglio che sorgono su questa isola raggiungibile in vaporetto in circa un’ora e mezza. Rovigo, invece, ha ridato vita alle capanne degli antichi abitanti padani nel monastero degli Olivetani protetto dall’anatema di papa Gregorio XI e per questo scampato a Napoleone, anticlericale ma molto superstizioso. Razziò il convento ma non lo diede alle fiamme. Pacchetti turistici tematici sono già stati messi a punto dal Cts, che è uno dei partner di OpenMuseums. Gli itinerari corrono dai lidi ferraresi alle coste istriane – sono previste tappe anche a Udine, Gorizia e Aquileia – per risalire a Caporetto e arrivare a quella ‘piccola Vienna’ che è Lubiana. Ma il suo simbolo, un formoso dragotto neogotico, non deve trarre in inganno: la testa della Medusa con la quale i romani proteggevano le città conquistate sorveglia anche le mura della antica ‘Emona’, oggi vivace capitale della Slovenia. Il Museo cittadino si trova nel neoclassico Palazzo Auersperger. A Lubiana tutto è ordine e pulizia. Nei parchi pubblici ci sono sedie a sdraio per riposarsi e libri da leggere all’ombra.

Ferrara, con il suo imponente Castello Estense, cuore della città ricca di parchi e giardini, delizia dei ciclisti, può essere il punto di partenza per chi vuole seguire la scia dell’ambra. Il sisma che ha colpito l’Emilia nel 2012 ha toccato anche questa roccaforte dove Ermanno Olmi ha girato alcune scene del suo ‘Mestiere delle armi’. C’è molto da suturare nelle preziose sale dipinte, ora afflitte da numerose crepe chiuse qua e là da ‘bendature’ temporanee in attesa del restauro. Ma la torre del Castello, quella più rovinata, è già stata restaurata e messa in sicurezza. Grottesche – alcune anche di ‘argomento’ saffico – e scene mitologiche sono comunque perfettamente visibili, nonostante i danni, grazie agli specchi a terra, a forma di piramide inclinata, che Gae Aulenti ha collocato per avvicinare genialmente i soffitti all’occhio di chi guarda. Con i fondi Ue, il museo del Castello ha riaperto l’imbarcadero segreto della fortezza aggiungendo un altro luogo ai 50 ambienti già visitabili, cucine comprese. E poi è stato bonificato il fossato pieno d’acqua e pesci rossi giganti che gira attorno a protezione della roccaforte. Non si esclude di aprirlo, anche la sera, per fare un giro in barca attorno ai contrafforti della dimora di una delle corti più sofisticate e gaudenti d’Europa che contro il tedio eresse Palazzo Schifanoia.

Tutto dedicato al mosaico, e all’arte del restauro delle tessere, è il Museo d’Arte della Città di Ravenna, il Mar, che con OpenMuseums ha migliorato l’esposizione della sua importante collezione di mosaici contemporanei, che riproducono – grazie alla maestria dei decoratori ravennati – disegni di molti pittori e scultori, tra i quali Chagall, Guttuso e di giovani artisti che si sono cimentati anche in manga-hamburger e cani in gesso che escono dalle pareti. Instancabile la fantasia di chi lavora qui. Con le locandine delle mostre, ad esempio, si fanno le copertine per i quaderni in vendita al bookshop e anche dei coprisellini per le bici. Per i bambini, i bambini stessi – ospiti al Mar – hanno realizzato una guida pieghevole del museo. I più piccoli hanno un ‘art director’ a disposizione. La biblioteca del museo, dove vengono raccolte le tesi di laurea di chi ha studiato qui o ha consultato i volumi a disposizione, è fornitissima dei più recenti cataloghi. E li presta pure!

Chiuso nelle bellissime valli dell’Isonzo, ma aperto 365 giorni l’anno, il museo di Caporetto, su tre piani, ricostruisce con tantissime foto, plastici e carte geografiche, divise e armi, quella che cento anni fa è stata la più grande battaglia svoltasi su terreno montuoso. Mezzo milione di uomini nella neve. Per l’Italia, è stata la più drammatica sconfitta bellica dovuta all’incapacità della catena di comando del generale Luigi Cadorna. Francesi e inglesi ne pretesero la sostituzione per aiutare il nostro esercito ad assestarsi sulla linea del Piave, dalla quale i ‘fanti’ sotto il comando del valido generale Armando Diaz non sono più indietreggiati dopo la ritirata di caporetto profonda cento chilometri. Indimenticabili le immagini dei volti dei soldati straziati dalle granate e ricuciti dai chirurghi di guerra. E quelle degli uomini in divisa che si sforzano di sorridere malgrado i pastrani sdruciti, il freddo e la paura. Il museo accoglie 50mila visitatori l’anno. Tutto è tradotto in quindici lingue. I fondi OpenMuseums, 108mila euro, sono stati usati per la traduzione in tre lingue del documentario storico sulla ‘disfatta’ e per digitalizzate tutte le foto esposte. Caporetto, nonostante il tragico passato che rivive non appena si entra nel museo o si percorre uno dei cammini verso le trincee, o il Sacrario dei settemila caduti italiani, è adesso una meta per gli amanti del parapendio che volano in continuazione, numerosi e colorati, gettandosi dalle altezze dei monti che chiudono questa piccola conca. ‘Kobarid’ è anche un vero paradiso per i patiti del rafting che qui affittano i kayak per scendere lungo l’Isonzo dalle acque smeraldine.

Tra le tappe di OpenMuseums, un panorama unico nel Mediterraneo è quello che si incontra percorrendo in bicicletta o a piedi il Parco naturale delle saline di Sicciole, vicino a Pirano e con ingresso dalla Croazia. Sono 300 ettari di bacino sui quali erano state costruite altrettante abitazioni dove i salinari vivevano con le loro famiglie e lavoravano per sette mesi l’anno – il ciclo di lavorazione del sale – e seguivano il ritmo delle maree, ogni sette ore, per chiudere o aprire le feritoie dell’acqua. Alcune case sono state ristrutturate. Una è stata perfettamente arredata e riproduce l’habitat domestico dei salinari. Un’altra, recuperata, è diventata un museo che illustra le fasi di lavorazione dell”oro bianco’ che è di ottima qualità e viene usato come una spezia. La direzione del Parco delle saline pensa, in prospettiva, ad ‘agganciare’ un turismo ecocompatibile, per chi vuole un soggiorno senza elettricità, senza rumori e vorrebbe ristrutturare altre case per affittarle ai turisti. In questa vasta e iodata ‘terra’ salmastra, un habitat unico, c’è anche una ‘Spa’ con biglietto di ingresso giornaliero dove si possono provare le proprietà benefiche dei cristalli e dei fanghi salini. Il miraggio è quello di avere la tutela dell’Unesco per mettere in salvo dalle speculazioni edilizie questa grande riserva nella quale, nel ruolo di guide, si alternano studenti discendenti dai salinari.

Arrivando a Capodistria, dove è vivissima l’impronta veneziana nel centro storico di un bianco abbagliante che culmina nella piazza intitolata al presidente Tito, merita una visita il Palazzo Belgramoni Tacco che ospita il Museo regionale dove, tra antiche statue di Pallade Atena e reperti dalle antiche necropoli, si trovano i ritratti dei dragomanni, gli ambasciatori della Serenissima pressi i turchi. I tre itinerari del Cts toccano anche il Museo del Mare a Pirano, e il Museo della moda a Gorizia, dedicato alla produzione di seta, con incantevoli modelli Belle Epoque. Interessante anche la visita ad Aquileia, avamposto delle legioni romane contro i barbari. Infine, si raggiunge un altro castello, quello cinquecentesco di Udine che sovrasta la città ed è stato di recente bonificato dal radon che poteva essere pericoloso per i visitatori con alcune patologie. Il museo custodisce anche un dipinto caravaggesco che è oggetto di studio e ha una splendida collezione di arte antica con molti reperti che provengono anche dagli scavi della Magna Grecia e che furono acquistati all’inizio del secolo scorso quando ancora non esisteva una legge che attribuiva allo Stato le antichità sepolte. Una testa di Medusa accoglie anche chi entra in questa rocca. Di ambra magica sono piene le teche di questo castello che raccoglie i Civici Musei di Udine.

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