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CONFINDUSTRIA/ Finmeccanica, Poste, Enel ed Eni valutano l’uscita

Le aziende controllate dal Tesoro starebbero valutando l’uscita da Confindustria. L’ipotesi, che con una certa ricorrenza circola in ambienti economico-finanziari, secondo quanto risulta all’Adnkronos, avrebbe messo in fibrillazione i piani alti di viale dell’Astronomia. Per l’associazione guidata da Giorgio Squinzi sarebbe un colpo durissimo sia per quanto riguarda l’immagine, sia dal punto di vista economico. I contributi versati all’associazione dai grandi gruppi controllati dal Tesoro ammonterebbe a circa 25 milioni. A spingere i grandi gruppi a riconsiderare l’adesione a Confindustria anche la difficile congiuntura attraversata dall’associazione, alle prese con i malumori dei big privati. Dopo l’addio della Fiat di Marchionne anche altri nomi illustri del capitalismo italiano hanno manifestato perplessità e riserve. Ora, sul tavolo ci sarebbero gli addii dei gruppi controllati dal Tesoro a cominciare da Finmeccanica guidata da Mauro Moretti che già quando guidava le Fs non aveva fatto mistero delle sue riserve sulla permanenza in Confindustria. Perplessità che riguardano anche Enel, Eni e Poste. In particolare alcuni soci privati di Eni avrebbero posto la questione con decisione. Il governo comunque ha smentito voci e indiscrezioni su presunte pressioni esercitate sulle società partecipate per un’uscita da Confindustria. «Queste -ha detto il viceministro allo Sviluppo Carlo Calenda a Napoli per il Forum di Piccola industria al quale partecipa anche Giorgio Squinzi- sono cose che riguardano società che da molto tempo hanno governance di natura
Proprio al ruolo delle grandi imprese pubbliche guardava Guido Barilla, quando già alla vigilia dell’assemblea di Confindustria del 2013, in un’intervista alla Stampa, chiedeva un profondo cambiamento in Confindustria. Secondo l’industriale, infatti, la partecipazione in Confindustria di Eni, Enel, Poste e Ferrovie, avrebbe «snaturato» la fisionomia dell’organizzazione. Con il risultato di «non perseguire l’interesse generale delle imprese, ma solo interessi particolari». In particolare, diceva, Viale dell’Astronomia, non può «battersi sui prezzi dell’energia, perchè rappresenta anche le società che la forniscono». Oggi il problema per il vertice di Confindustria sembra essere soprattutto quello di fermare un’emorragia di uscite, eccellenti e meno, che rischia di svuotare l’associazione, riducendone il peso specifico nella dialettica con il Governo e con le organizzazioni sindacali.

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