| categoria: attualità

EBOLA/ Gli Usa temono il “rischio Katrina”, Duncan si aggrava

L’America incrocia le dita e conta i giorni: dopo il suo primo caso di Ebola la data target è il 19 ottobre per capire se il virus venuto dall’Africa è stato messo in scacco matto. E mentre Thomas Duncan, il liberiano in terapia intensiva a Dallas si è aggravato, alle porte di New York arriva un altro caso sospetto: un passeggero di un volo di Bruxelles atterrato a Newark con i sintomi del virus, è stato rimosso dall’aereo con la figlia da esperti dei Cdc in tute «anti-contagio». Si è trattato a quanto pare di un falso allarme in un Paese sull’orlo della crisi di nervi tra accuse incrociate all’ospedale texano che aveva inizialmente respinto Duncan mentre all’interno della Casa Bianca, c’e chi teme un ‘rischio Katrinà. A lanciare l’insinuazione è stato una delle voci più sguaiate della radio di destra, Rush Limbaugh: «È stato più irresponsabile George W. Bush per l’uragano o Barack Obama con Ebola?». Non aiuta il fatto che Obama oggi sia tornato a giocare a golf dopo che ieri, per porre fine alle polemiche su un suo distacco dalle mille crisi che assediano la sua presidenza, il presidente aveva telefonato dall’Air Force One al generale David Rodriguez, il capo dell’US Africa Command: si è sentito rispondere che la logistica è complessa, solo 230 soldati americani dei 4.000 promessi sono sul posto. Ci vorranno mesi per costruire un ospedale a Monrovia dove le strutture mediche sono un colabrodo. Non si parla di chiudere i confini agli arrivi dai tre Paesi infetti ma a Dallas la magistratura sta pensando di incriminare Duncan per aver mentito sui contatti avuti con malati in patria. Con oltre cento segnalazioni di potenziali casi arrivati al Cdc, oggi il caso sospetto di Newark ha fatto avvicinare i timori all’area metropolitana di New York: «Ebola fa paura», ha ammesso Anthony Fauci, massimo esperto Usa di malattie infettive che ha aggiunto: «È misterioso. Cataclismatico, acuto, uccide in fretta e in gran percentuale. Noi però abbiamo un sistema che rende straordinariamente improbabile un’epidemia come in Africa». Fatto sta che il sistema a Dallas ha fallito. Il Texas Presbyterian ha fatto marcia indietro sulle accuse al software delle cartelle cliniche che non avrebbe informato i medici che il malato veniva dalla Liberia: è stato invece un errore umano, i medici sapevano, ma hanno sottovalutato il rischio esponendo altre persone al contagio. Per una settimana poi la casa dove erano rimasti praticamente agli arresti domiciliari la compagna di Duncan, Louise Troh, la figlia e due nipoti non è stata decontaminata: solo ieri la famiglia è stata trasferita in una casa isolata, se tutto va bene fino alla scadenza della quarantena. Intanto sta preparandosi a rientrare in patria il cameraman della Nbc Ashoka Mukpo, risultato positivo a Ebola a Monrovia: dovrebbe arrivare lunedì per il ricovero in Nebraska. Mukpo era andato in Liberia con una forte passione per quel Paese e una singolare storia alle spalle: figlio di una aristocratica britannica scappata a 16 anni con un monaco tibetano, da bambino fu identificato come «piccolo Buddha», un lama reincarnato, ruolo che poi scelse di non perseguire

Ti potrebbero interessare anche:

Donna incinta uccisa, Palazzo Chigi condannato a risarcire la madre
Tornano i Saggi, Senato e Titolo V in un unico testo
PROFILO/ Chi è Wesolowski, il diplomatico fatto prete da Wojtyla
Il Papa picchia duro sulla Curia, condanna la doppia vita, l'accumulo dei beni e i "traslochi&q...
Libia, la Difesa schiera 4 caccia all'aeroporto di Trapani
L'addio dei Clinton



wordpress stat