| categoria: sanità

Morti in culla, -90% i casi in 20 anni grazie alla prevenzione

Far dormire il bebè in posizione supina; non esporlo al fumo passivo né nel pancione di mamma né dopo la nascita; non coprirlo troppo quando dorme, mantenendo la temperatura della cameretta tra i 18 e i 20 gradi; allattarlo al seno; dopo il primo mese di vita non negargli il ciuccio nel sonno. Quattro buone abitudini contro la morte in culla che negli ultimi 20 anni, proprio grazie alla prevenzione, ha fatto registrare un crollo dei casi pari al 90%. La buona notizia arriva dagli esperti che si sono riuniti a Cisef Gaslini di Genova Quarto per il III Congresso nazionale ‘Sids e Alte. Facciamo il puntò, organizzato dal Centro regionale Sids (Sudden Infant Death Syndrome)-Alte (Apparent Life-Threatening-Event) con sede nel Dipartimento di emergenza dell’Istituto pediatrico Giannina Gaslini. La struttura ha avviato 2 anni fa un protocollo di indagine post-mortem ad hoc, che in 4 casi su 5 permette di risolvere il ‘giallò della morte in culla. Si definisce sindrome della morte improvvisa del lattante o morte in culla – ricordano gli specialisti – un evento tragico e inaspettato che colpisce il bambino apparentemente sano nel primo anno di vita, che si verifica prevalentemente durante il sonno e resta inspiegato anche dopo l’autopsia. Ma «quando nonostante la prevenzione il tragico evento accade – spiega Pasquale Di Pietro, direttore dell’Unità operativa di pronto soccorso medico e medicina d’urgenza Dea pediatrico Gaslini – è importante poter fornire ai genitori una risposta e la strada da seguire è quella basata su un approccio anatomo-patologico adeguato e uno studio genetico mirato». Un’indagine di squadra che permetta alla famiglia di darsi una spiegazione e la aiuti a elaborare il lutto.

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