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Renzi ad Assisi: “In Italia c’è molto da riparare: a partire da lavoro, scuola, P.a. e giustizia”

C’è da «riparare» il sistema del lavoro, la Pubblica amministrazione, la scuola, la giustizia. Dalla loggia del Sacro convento di Assisi Matteo Renzi declina il suo «cambiar verso» in un fattivo riparare. Prende a prestito il francescano ‘Và e ripara la mia casà e da ‘rottamatorè si fa ‘riparatorè di un’Italia che «nonostante le difficoltà, i disagi e i problemi», non deve «mollare». Ma per la quale servono risposte «concrete e immediate» e paradigmi nuovi. Il tema del lavoro scandirà la prossima settimana l’agenda del premier. Martedì si siederà per la prima volta, ha annunciato, al tavolo della sala Verde di Palazzo Chigi, per discutere con i sindacati di una legge sulla rappresentazione sindacale, contrattazione di secondo livello e salario minimo. Mercoledì sarà a Milano per il vertice sul Lavoro organizzato da presidente di turno dell’Ue. E nelle stesse ore in cui inizieranno le votazioni a Palazzo Madama, illustrerà le linee della riforma sul lavoro, che punta a far approvare al Senato entro la settimana e in via definitiva in un mese. Per raggiungere l’obiettivo tirerà personalmente le fila della difficile mediazione in corso nella maggioranza sulla riforma. Secondo il metodo che si è dato fin dall’inizio: va bene la discussione, ma a un certo punto bisogna decidere. E poichè «la crisi ha cambiato il sistema occupazionale e il modello economico», le risposte devono essere «immediate e concrete», dice ai focolarini riuniti a Loppiano, poco distante dalla sua Pontassieve, per i 50 anni della Cittadella, . In giornata a Roma Nichi Vendola chiama a raccolta la sinistra (c’è anche il dem Pippo Civati) che vorrebbe riunire in una «coalizione per i diritti e per il lavoro». È quel pezzo di sinistra pronto a scendere in piazza al fianco della Cgil per difendere l’articolo 18. Ma i renziani non si mostrano affatto preoccupati dalla «sinistra del no» che ricalca vecchi modelli. L’attenzione è ora soprattutto al braccio di ferro in corso nella maggioranza che guarda in queste ore il governo. Entro mercoledì bisognerà trovare la quadratura del cerchio sulla delega lavoro, perchè possa essere approvata in settimana. Il mandato di Renzi ai suoi è mantenere l’impegno sui tempi, anche se questo volesse dire mettere la fiducia, che la sinistra dem a gran voce chiede di evitare. Per raggiungere l’obiettivo, ha chiarito a suo tempo il premier ai suoi interlocutori, sarebbe disposto anche a usare lo strumento del decreto. La riforma del lavoro è un tassello importante, il più urgente, insieme a scuola, giustizia, p.a., dell’opera di «riparazione» dell’Italia che il premier sta conducendo. Un’opera che ha l’ambizione, di mirare a «indicare un percorso di futuro», ragionando anche di «un nuovo modello economico». Quel modello non va perso di vista neanche mentre si ragiona delle misure da inserire nella legge di stabilità – altro tema caldo della prossima settimana – come l’anticipo del tfr, che ha provocato un acceso dibattito. Perchè se «la gente risparmia» è anche «perchè ha perso fiducia nel futuro». In mattinata, dalla loggia di Assisi per le celebrazioni per San Francesco, prendendo a prestito il concetto francescano della «perfetta letizia», Renzi ragiona: «La ‘perfetta letizià oggi in Italia è molto difficile, ma facciamo uno sforzo per ricordarci che ci chiamiamo Italia e non molliamo nel portare avanti il nostro futuro e la nostra storia».

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