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FOCUS/ Con tfr in busta doppio bonus? Cisl: solo esentasse

Nel corso dell’incontro di domani a Palazzo Chigi con sindacati ed imprese il premier Renzi potrebbe anche parlare del suo progetto di mettere il Tfr in busta paga. La convocazione ufficiale parla genericamente di confronto sulle «riforme», e un’ora sola di colloquio (alle 8 i sindacati e alle 9 le imprese) sembra già stretta per affrontare un tema così vasto, ma, fanno sapere dai sindacati, «se il premier parla anche di Tfr noi diremo la nostra». Da parte sua Renzi, in serata, definisce «un’ipotesi» quella che il meccanismo possa essere facoltativo, sottolineando che «gli italiani sono divisi perchè alcuni dicono ‘meglio mettere quei soldi da parte perchè se li ho li spendò» e si dichiara «ottimista», pur spiegando che «bisogna che il Tfr non sia un problema per le pmi, per questo stiamo discutendo con le banche, che hanno soldi per la liquidità che arrivano dall’Ue». La liquidazione in busta paga, che il premier vorrebbe dai primi del 2015, non è piaciuta a Confindustria e lascia i sindacati alquanto indifferenti. La Cisl sarebbe d’accordo ma solo alla condizione che, innanzitutto sia su base volontaria, perchè «si tratta di soldi dei lavoratori» e soprattutto sia a «tassazione zero» perchè solo così sarebbe un vantaggio per i lavoratori. Oggi, al momento della liquidazione, cioè alla fine del rapporto di lavoro, il tfr viene tassato al 25%, la proposta Bonanni darebbe al lavoratore quel 25% in più. Altrimenti, osservano i sindacati, l’operazione tfr potrebbe essere un vantaggio solo per lo Stato che così incasserebbe subito quello che altrimenti avrebbe molto più tardi. Secondo calcoli approssimativi, il vantaggio per l’erario potrebbe arrivare anche a 7 miliardi. In attesa di maggiori dettagli, il viceministro all’Economia Enrico Morando ha assicurato che se l’intervento si realizzerà «sarà a costo zero per le imprese e senza aggravi Irpef per i lavoratori». Ma questo non basta ai sindacati perchè, a parte un pò di liquidità anticipata, i lavoratori pagheranno comunque il 25%. Al momento l’ipotesi Tfr, che nel caso entrerà nella Legge di Stabilità, è all’attenzione dei tecnici incaricati di trovare una soluzione. Per non gravare sulle imprese l’ipotesi che sta circolando è quella di far intervenire le banche e la Cassa depositi e prestiti per anticipare alle imprese la liquidità necessaria, operazione che il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco aveva ritenuto possibile utilizzando i prestiti Tltro della Bce destinati alle Pmi. Di fatto, secondo il calcolo dei consulenti del lavoro, Il Tfr in busta paga raddoppierebbe in molti casi il bonus da 80 euro, la cifra oscillerebbe infatti dai 40 agli 82 euro. Ma finora la liquidazione è sempre stata vista come un gruzzoletto messo da parte per la vecchiaia, gruzzoletto oggi quanto mai necessario per quei lavoratori che alla fine avranno una magra pensione. Questa visione però è stata rottamata da Renzi come una visione protettiva da «Stato-Mamma»: adesso il lavoratore secondo Renzi «deve decidere lui di quei soldi» perchè appunto «sono suoi». Un’affermazione alla quale Beppe Grillo ha risposto: «ma se il lavoratore deve avere il Tfr in busta paga, perchè non lasciargli anche l’Inps affinchè si garantisca una vera pensione, visto che quella dello Stato probabilmente non la vedrà mai?». La speranza del premier è che il lavoratore decida di spendere subito il suo tfr per far salire i consumi perennemente in stallo (-1,5% le vendite a luglio) e magari riuscire anche a far salire i prezzi e fare uscire dalla deflazione.

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