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Sinodo, «Anche i divorziati appartengono alla Chiesa»

Il Papa, ha aperto con un appello alla collegialità e sinodalità i lavori della III Assemblea straordinaria del sinodo dei vescovi sulle «sfide pastorali della famiglia», preceduti nelle ultime settimane da un dibattito anche editoriale e mediatico, spesso acceso, e talora teso a contrapporre alcuni cardinali tra loro o al Papa, sui diversi temi sensibili di questo primo sinodo, al quale nel 2015 ne succederà un altro.

Papa Francesco, – che per le prime due ore di lavori, in cui è stato possibile vederlo e ascoltarlo, è apparso molto sereno, pragmatico e di ottimo umore, e ha tra l’altro suscitato il riso dell’uditorio rimproverato il card. Lorenzo Baldisseri che citando papa Ratzinger si è sbagliato e lo ha chiamato Benedetto XIV – ha raccontato come «dopo l’ultimo concistoro, a febbraio 2014, nel quale si è parlato di famiglia» un cardinale gli abbia mandato una lettera commentando «”peccato che alcuni cardinali non hanno avuto il coraggio di dire alcune cose, per rispetto del Papa, ritenendo forse che il Papa pensasse qualcosa di diverso”. Questo – ha affermato deciso papa Bergoglio – non va bene, questo non è sinodalità, bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E al tempo stesso si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli, con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità».

«Per questo vi domando, per favore, questi atteggiamenti di fratelli nel Signore, parlare con parresia e ascoltare con umiltà, e fatelo con tanta tranquillità e pace, perchè il sinodo si svolge sempre cum Petro et sub Petro e la presenza del Papa è garanzia per tutti e custodia della fede».

Papa Francesco ha anche confermato di aver nominato come presidenti delegati del sinodo, la cui nomina spetta ai papi, i nomi che gli ha proposto il Consiglio post-sinodale, stabilendo continuità con il sinodo precedente, svoltosi durante il pontificato di Ratzinger. E ha chiesto ai vescovi di portare al sinodo la voce delle chiese particolari. Papa Francesco cerca dunque di accompagnare il sinodo rafforzando la collegialità, della quale si parla dal dopo-Concilio, e dando voce e diritto di cittadinanza alle diverse sensibilità.

Già papa Ratzinger aveva tentato di arricchire i sinodi dando spazio agli interventi liberi dei padri, ma, ha osservato mons. Bruno Forte, segretario speciale del sinodo, il sinodo era ancora «un pò ingessato».

Vescovi e partecipanti devono esercitarsi alla parresia, sicuri che Bergoglio non sta facendo altro che mettere in atto, spiega Forte, «la ecclesiologia totale del Vaticano II», che si mette in ascolto e fonda la sua ricerca sulla dignità di ogni battezzato, riconoscendo il diritto-dovere di ognuno di partecipare alla Chiesa, secondo i propri carismi, e attorno al Papa. Una Chiesa capace di chinarsi sui feriti e offrire la medicina della misericordia a tutti gli uomini.

Il tweet del Papa. «Vieni, Spirito Santo. Fà scendere su di noi i tuoi doni durante il Sinodo. #prayforsynod». È il nuovo tweet diffuso oggi da papa Francesco nel primo giorno di lavori del Sinodo sulla famiglia.

Il cardinale Erdo: «I divorziati appartengono alla Chiesa». «I divorziati risposati civilmente appartengono alla Chiesa: hanno bisogno e hanno il diritto di essere accompagnati dai loro pastori». È quanto sottolinea nella sua relazione d’apertura del Sinodo straodinario dei vescovi sulla famiglia, il cardinale Peter Erdo, relatore generale dell’assemblea sinodale, ricordando che «i divorziati risposati sono invitati ad ascoltare la Parola di Dio, a partecipare alla liturgia della Chiesa e alla preghiera, a compiere le opere buone della carità».

Il cardinale Erdo richiama la necessità di «prendersi cura di loro in modo tutto particolare, tenendo presente la situazione di ciascuno. Da qui -raccomanda- deriva la necessità di avere almeno in ogni chiesa un sacerdote, debitamente preparato, che possa prediamente e gratuitamente consigliare le parti sulla validità del loro matrimonio».

Infatti, osserva Erdo, «molti sposi non sono coscienti dei criteri di validità del matrimonio e tanto meno della possibilità della sua invalidità. Dopo il divorzio, questa verifica deve essere portata avanti evitando ogni apparenza di un semplice espletamento buricratico ovvero di interessi economici. Se tutto questo si svolgerà nella serietà e nella ricerca della verità -spiega Erdo- la dichiarazione di nullità produrrà una liberazione delle coscienze delle parti

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