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Romagna, morti undici pazienti di fila: arrestata l’infermiera

Il primo decesso sospetto lo scorso 8 aprile. Una paziente di 78 anni, entrata all’ospedale “Umberto I” di Lugo, in provincia di Ravenna, per un problema poco grave, invece di fare ritorno a casa era finita in obitorio. Nello stesso reparto di cardiologia da inizio anno c’erano già stati 38 decessi, per i quali si trovava sotto inchiesta l’infermiera Daniela Poggiali, 42 anni. Ieri la donna è stata arrestata dalla Procura di Ravenna per omicidio pluriaggravvato della 78enne. Una morte che diede il via all’inchiesta. Gli inquirenti hanno fatto accertamenti proprio sui 38 decessi, una decina ritenuti particolarmente dubbi. Per gli investigatori l’infermiera se la sarebbe presa con i pazienti particolarmente impegnativi da assistere o con parenti pressanti, esclusa l’eutanasia per motivi umanitari.
Ad aprile era stato lo stesso ospedale denunciare l’accaduto con un esposto alla magistratura: troppo sospetta la morte dell’anziana paziente deceduta a seguito di un arresto cardiocircolatorio dopo essere stata ricoverata per un malore. Nel sangue della vittima fu trovata un’elevata concentrazione di potassio (sostanza che se somministrata in eccesso può provocare problemi cardiaci), ben al di sopra della norma.
Per il momento sono undici i casi presi in esame dai periti della locale Procura che però hanno segnalato altri dieci morti sospette sulle quali saranno effettuati degli approfondimenti da parte del pm Angela Scorza che si occupa della vicenda. A fine luglio quando l’infermiera veniva anche licenziata dall’azienda sanitaria di Romagna, un ingegnere informatico incaricato dai magistrati aveva ritrovato sul cellulare della donna una foto risalente ai mesi precedenti che la ritraeva in posa assieme al cadavere di un paziente appena deceduto. A raccontare la vicenda ai magistrati, era stata un’altra dipendente dell’ospedale che su esplicita richiesta dell’infermiera le aveva fatto ed inviato uno scatto per poi cancellare tutto dal display subito dopo. L’infermiera, ora è rinchiusa nella Casa circondariale di Ravenna, era stata accusata anche di piccoli furti ai danni dei pazienti risalenti al 2013. La vicenda dell’ospedale di Lugo dove si effettuano mediamente 14mila ricoveri l’anno, ha scosso da diversi mesi l’ambiente del piccolo centro del ravennate.

Ma la storia delle morti sospette di Lugo richiama alla mente altri episodi sconcertanti. Di quest’anno è la condanna all’ergastolo per Angelo Stazzi, l’infermiere accusato dell’uccisione di cinque anziani in una casa di riposo a Tivoli, nel 2009. Secondo la sentenza l’uomo aveva fatto morire i pazienti somministrandogli dosi letali di insulina, pur non essendo diabetici e in due casi anche psicofarmaci. Altro caso analogo a quello di Lugo è quello dell’infermiera Sonia Caleffi, arrestata 10 anni fa con l’accusa di aver inoculato aria nelle vene di cinque pazienti anziani, causandone la morte. La donna è accusata anche di aver ucciso pazienti anche in altri periodi in diverse strutture sanitarie della provincia di Como, anche se ha sempre negato.

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