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“Liberati” gli ostaggi tedeschi nelle Filippine

Sono stati liberati gli ostaggi tedeschi rapiti dai guerriglieri islamici di Abu Sayyaf nelle Filippine. Lo scrive la Dpa citando una radio locale.”Abbiamo ricevuto il riscatto”. Lo ha affermato un esponente dell’organizzazione terroristica delle Filippine Abu Sayyaf, parlando alla radio di Zambaonga. I terroristi avevano chiesto 4,3 milioni di euro in cambia della liberazione di due ostaggi tedeschi, un uomo di 73 anni e sua moglie di 55, rapiti ad aprile. L’uomo non ha detto quanti soldi avrebbe ricevuto l’organizzazione.

Precedentemente l’agenzia di stampa tedesca Dpa aveva scritto che era in corso un blitz dell’esercito filippino per liberare gli ostaggi. Un’operazione non confermata ufficialmente.

IL PRESIDENTE USA CONVOCA VERTICE – Il presidente Usa, Barack Obama, incontrerà (alle 16 negli Usa, le 22 in Italia) i membri del consiglio di Sicurezza Nazionale alla Casa Bianca per discutere la campagna militare contro i jihadisti dell’Isis. Lo riferisce una nota della Casa Bianca. All’incontro partecipa anche il vice presidente americano, Joe Biden.

AL QAIDA: “ATTACCARE L’AMERICA” – Il ramo yemenita-saudita di al Qaida, l’Aqap, esprime sostegno per i “combattenti in Iraq e Siria” bombardati dalla Coalizione anti-Isis. Il netowrk del terrore invita ad attaccare “l’America economicamente e militarmente”, perché è Washington “l’ispiratore della nuova campagna militare”. Lo riferisce il Site. E’ la prima volta che al Qaida dichiara aperto sostegno ai combattenti anti-Coalizione, e dunque indirettamente all’Isis. Al Zawahri ha sconfessato mesi fa il gruppo guidato da al Baghdadi, ma settimana dopo settimana, le cellule e le formazioni armate jihadiste hanno abbracciato la bandiera nera dello Stato islamico. L’apertura della ‘costola’ indiana dell’organizzazione, annunciata da Ayman al Zawahri in un recente video dopo un lungo silenzio, è apparso a molti osservatori un tentativo di depotenziare il crescente successo, anche mediatico, dell’Isis. Sin dalla morte di Osama bin Laden, in ogni caso, sono emerse crescenti rivalità tra i vari leader del network del terrore.

IL FRONTE DI KOBANE – Si continua a combattere a Kobane, in Siria al confine con la Turchia, con scontri, accompagnati da sei raid aerei della Coalizione guidata dagli Usa, avvenuti la notte scorsa. I miliziani hanno cercato di riprendere il controllo di alcune posizioni conquistate negli ultimi due giorni dai combattenti curdi dell’Ypg. Ne da’ notizia l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus). I curdi hanno attaccato a loro volta una postazione dell’Isis a sud-ovest della citta’. Negli scontri 8 jihadisti e 3 curdi sono rimasti uccisi. Secondo Baharin Kandal, i combattenti dell’Isis si sarebbero ritirati da tutte le aree della città eccetto due, dove ancora oppongono resistenza nei quartieri orientali. L’ufficiale curda si è detta certa che Kobane sarà “liberata presto”, aggiungendo che la sua milizia ha ricevuto armi, aiuti e anche combattenti, senza specificare altro.

Gli Stati Uniti hanno aumentato il numero di raid contro l’Isis a Kobane grazie anche alle informazioni fornite dai combattenti curdi. Lo riporta il New York Times, sottolineando che l’aumento è legato in parte a un “sistema segreto” che consente ai combattenti curdi di aiutare gli americani ad individuare con precisione i target dell’Isis. Un sistema che sarebbe stato fornito dagli americani stessi ai curdi per ottenere dati per effettuare raid mirati.

L’Isis è in possesso di tre caccia MiG catturati all’aviazione siriana ad est di Aleppo e in volo a bassa quota nel nord della Siria guidati da piloti iracheni, disertori dell’aviazione di Baghdad. Lo riferisce l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria, che cita testimoni tra Aleppo e Raqqa. Le fonti citate dall’Ondus affermano che l’Isis da tempo addestra piloti a guidare i MiG catturati all’aviazione siriana nella base militare aerea di Jirah, a est di Aleppo. Gli addestratori sono disertori dell’aviazione irachena unitisi allo Stato islamico. Testimoni affermano di aver visto, anche oggi, almeno uno dei caccia sorvolare a bassa quota la zona nei pressi dell’aeroporto militare.

In Siria muore combattendo per la jihad un ex giocatore della nazionale di calcio tunisina. L’ex calciatore della nazionale tunisina Nidhal Selmi, è morto in Siria combattendo nelle file degli jihadisti dello Stato islamico. A renderlo noto, riferisce l’emittente radio Shems, è stata la famiglia del fratello di Selmi, anch’egli in Siria tra i combattenti jihadisti. Nidhal Selmi, nella sua carriera da calciatore professionista, aveva militato nella squadra dell’Etoile sportive del Sahel, una delle formazioni con maggiore seguito sportivo in Tunisia.

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