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Putin-Poroshenko, spiragli per la crisi ucraina

Prima la linea dura di Berlino e il pessimismo di Kiev. Poi il disgelo sui negoziati, con Vladimir Putin che definisce “buono” l’esito dei colloqui sulla crisi ucraina nel formato ‘Normandia’ (Russia-Ucraina-Francia-Germania) avuto oggi a Milano a margine del vertice Asem. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha detto che “sono stati raggiunti 3 accordi principali: seguire fermamente il memorandum di Minsk”, tenere elezioni nella regione di Donetsk sulla base della legge ucraina, e i parametri principali del contratto sul gas. Soltanto qualche ora prima Matteo Renzi aveva dichiarato: “Penso che abbiamo fatto un passo avanti”, anche se “ci sono delle differenze”, ma “non possiamo accettare che l’Ucraina sia instabile”. Il presidente del Consiglio aveva parlato al termine dell’incontro con Putin e Poroschenko a Milano: un vertice sui cui nel corso della mattinata era calato il gelo man mano che i negoziati procedevano. Il capo del governo aveva sottolineato l’importanza di ridare “speranza” all’Ucraina, ma anche “coinvolgere di nuovo la Russia nella situazione internazionale. Il mio punto di vista, ma non solo, è che il ruolo della Russia può essere molto importante in molti campi” come il contrasto all’epidemia del virus ebola, la lotta all’Isis, la Libia e altre crisi internazionali. Parole che avevano reso ancora più evidenti le differenze di impostazione tra i vari leader europei, con la Germania fautrice di una linea più intransigente, anche sulle sanzioni (per l’annessione della Crimea a inizio anno e il sostegno ai separatisti filo-russi che combattono nell’Ucraina orientale). Sullo sfondo, l’embargo decretato dalla Russia di tutti i cibi in arrivo da Ue e Usa, che all’economia italiana costa circa 700 milioni di euro.
Al termine del primo vertice mattutino – a cui nessuno ha bevuto il caffè offerto dall’Italia, aveva fatto sapere Renzi – Putin aveva parlato di “incontro buono e positivo” salvo poi lasciar filtrare considerazioni ben più dure scatenate dall’irritazione per la linea dura della Cancelliera tedesca: alcuni “partecipanti al vertice di questa mattina sulla crisi in Ucraina – aveva detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov – si rifiutano di guardare in faccia la realtà, rendendo i negoziati “difficili” e pieni di “disaccordi e incomprensioni. Purtroppo, alcuni hanno mostrato una totale mancanza di volontà di comprendere la realtà della situazione nel sud-est dell’ucraina. I colloqui sono davvero difficili, ci sono molti disaccordi e molta incomprensione. Eppure, vi è uno scambio di opinioni”, aveva continuato il portavoce, secondo il quale la Russia rimane “aperta” alle discussioni. Negli stessi minuti Poroshenko si era detto “pessimista”.

Il summit si era aperto stamani con un’affermazione di Peskov, il quale a proposito del summit tra Putin e Angela Merkel aveva detto che ci sono “serie divergenze” tra Mosca e Berlino sulle cause e sulla situazione attuale della crisi in Ucraina. Ma la seconda giornata del vertice euro-asiatico a Milano (Asem) è incentrata sull’incontro tra il presidente russo e quello ucraino Petro Poroshenko: i due – aveva sottolineato Renzi – “hanno discusso in modo chiaro e franco”. Sempre stamani è stata accolta la possibilità di controllare i confini tra Russia e Ucraina attraverso l’utilizzo di droni.

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L’incontro tra i due – il terzo dall’elezione del presidente ucraino – si è svolto in prefettura a Milano: presenti, oltre a Renzi e alla Merkel, anche François Hollande, David Cameron, Herman Van Rompuy e Josè Manuel Barroso. In attesa del bilaterale Renzi-Putin, Van Rompuy non aveva fatto mistero delle “differenze di opinione” registrate “su diversi aspetti”. E a ruota era stata la stessa Merkel a dire: “Per ora non vedo purtroppo aperture da Putin”.

Nessuno si fa illusioni eccessive. Accordo o no, infatti, è chiaro a tutti che una variabile della più ampia crisi che coinvolge Mosca e Kiev è la partita energetica, e che senza un’intesa che preveda una soluzione globale, il gas resta la più potente arma di ricatto che il Cremlino può usare nei confronti dell’Ucraina e dell’Europa. L’Europa teme che la decisione della Russia di tagliare le forniture di gas all’Ucraina per le fatture non pagate possa provocare problemi agli approvvigionamenti di gas nel resto del Continente e sta lavorando intensamente per arrivare a un accordo. La Russia, infatti, è il più grosso fornitore di gas all’Europa, visto che soddisfa circa un terzo della domanda, mentre la metà del gas arriva all’Ue transitando dall’Ucraina.

Ieri, intanto, il bilaterale con la Merkel è durato due ore e mezzo. “Putin e Merkel hanno fatto il punto sull’attuazione degli accordi di Minsk. E’ stato posto un accento particolare sulla conclusione del processo della separazione delle parti in conflitto a sud-est dell’Ucraina”, ha detto Peskov. Tra gli altri temi affrontati, il monitoraggio del regime del cessate il fuoco. I due leader hanno discusso anche il dossier del gas.

Il commento da parte tedesca non si è fatto attendere, e da Berlino arriva una cronaca che vale come un giudizio: il portavoce del governo tedesco ha fatto sapere che Merkel e Putin hanno discusso diversi aspetti della “inadeguata” applicazione dell’accordo di pace per l’est dell’Ucraina, ricordando che l’intesa prevede un pieno cessate il fuoco, il controllo dei confini ed elezioni comunali a Donetsk e Lugansk, da svolgersi nel rispetto della legge ucraina.

La visita a Berlusconi. Stanotte il presidente russo, dopo il bilaterale con la Merkel, si è recato a far visita a Silvio Berlusconi nella villa in via Rovani a Milano. Una visita a un’ora tarda, intorno alle due del mattino. Dopo il suo arrivo hanno lasciato via Rovani Marina, Piersilvio, Eleonora e Barbara Berlusconi (Luigi abita nella residenza milanese), i figli di Berlusconi che erano arrivati all’ora di cena. Ingente da tempo lo spiegamento di forze dell’ordine nella zona.

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