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Il gesto di Marino? Una istigazione a delinquere. Intervenga il governo

La questione gay non c’entra nulla. Andiamo al sodo. Se una figura istituzionale qual è quella di un sindaco sfida platealmente le leggi dello Stato, la Costituzione, la diffida per conto del ministro dell’Interno da parte del prefetto, si mette automaticamente fuori dalla legge, commette una colossale violazione delle regole del gioco. Il termine sfida, giornalisticamente accettabile ed efficace, in relazione ai fatti in questione è inesatto. La risposta dovrebbe essere quella di una sospensione immediata del sindaco dalle sue funzioni in attesa di un chiarimento. Più importante è il personaggio e più forte è il danno che produce il suo atteggiamento. I cittadini si sentiranno legittimati a comportarsi in modo analogo. Perché il sindaco della capitale può infischiarsene del diritto e il cittadino normale no? Perché deve pagare le multe millimetriche dell’autovelox, la differenziata, le Ztl? Basta dire di non essere d’accordo, di pensarla diversamente. Dicevamo che la questione gay non c’entra, perché il discorso vale anche per il sindaco di Napoli De Magistris, messo in panchina ha subito la “violenza”, ha fatto ricorso al Tar, e i giudici amministrativi gli hanno consentito di votare per il consiglio metropolitano del capoluogo campano. L’ex presidente pregiudicato e pluricondannato della Provincia di Latina ha sfidato il prefetto tentando di votare per il nuovo consiglio provinciale ed è stato fermato in extremis. Ma cosa possono pensare i cittadini se i loro amministratori si sentono liberi di muoversi senza rispetto nei confronti dello Stato che rappresentano? Il ministro Alfano non può limitarsi a commentare ironicamente che quelli di Marino sono autografi, deve stoppare con la massima autorevolezza possibile l’evolversi della situazione. Con un gesto istituzionale, non politico. Nei guai si è messo Marino, e ha messo nei guai lo Stato.

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