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SCENARI/ Arriva lo Slo (supporter liaison officer) per riportare la gente allo stadio

di Maria Pia Miscio
Poche cifre bastano a fornire le esatte dimensioni del fenomeno: ogni domenica circa 9 milioni di italiani seguono il calcio in televisione; sono invece 9 milioni e 800 mila quelli che popolano gli stadi durante l’intero campionato di Serie A e che salgono a 13 milioni scarsi considerando anche la Serie B. Insomma un abisso tra il popolo dei tifosi di calcio e quello dei tifosi da stadio. Un abisso scavato da molteplici ragioni e che si sta tentando di colmare studiando diverse soluzioni. Una di queste è lo slo, acronimo dell’espressione inglese supporter liaison officer, in pratica un addetto a gestire i rapporti tra le squadre e la tifoseria. E se questa figura è ormai una realtà ben consolidata in altri paesi, da noi muove i primi passi.
Le difficoltà a riempire gli stadi hanno ragioni ben note: la crisi rosicchia anche il numero di biglietti e abbonamenti venduti; il timore che una domenica allo stadio diventi una domenica di violenza non è infondato mentre spesso i nostri impianti sportivi sono troppo vecchi e carenti persino dei servizi minimi. Insomma, meglio il calcio in tv che allo stadio. La speranza di invertire, almeno in parte, questa tendenza è riposta anche nella figura del supporter liaison officer, di cui si è parlato nel convegno promosso dall’Università di Roma Tor Vergata. “Il mondo accademico in campo per la sicurezza”, il titolo scelto per l’appuntamento nell’aula magna dell’ateneo, al quale hanno partecipato i vertici dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, della Task force per la sicurezza delle manifestazioni sportive voluta dal Ministero dell’Interno, rappresentanti della Lega Calcio e slo già attivi in alcune squadre di Serie A.
Ancora una volta sono i numeri a chiarire quanto sia importante il problema sicurezza. A fornire le cifre è stato il prefetto Vincenzo Panico, presidente della task force del Viminale: 136 partite con incidenti nel corso del campionato 20143-2014, culminati con il ferimento di Ciro Esposto il 3 maggio scorso a Roma. Di qui il giro di vite e la decisione di mettere in atto strategie di più ampio respiro per ridurre sempre più gli spazi della violenza e riportare i tifosi e le loro famiglie allo stadio. Il primo ha dato i suoi frutti: dai 46 incidenti, registrati da inizio campionato al 15 ottobre 2013, si è passati, al 15 ottobre 2014, a 26, mentre gli episodi di razzismo sono diminuiti del 55 per cento. Ma ora servono strategie mirate, perché – questo il senso dell’intervento di Alberto Intini, presidente dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive – dopo la fase del contrasto serve quella dell’apertura, del dialogo.
E’ in questa ottica che la figura dello slo acquista importanza, proponendosi come interlocutore tra i club e i tifosi, quelli veri, animati dalla passione per la propria squadra senza dimenticare il rispetto dell’avversario. Un interlocutore in grado di interpretare e dare voce alle richieste dei tifosi, di indicare alle società quali strategie seguire perché uno stadio sia nuovamente la sede naturale della passione sportiva più sana, finalmente libera dagli elementi più estremi che male vedono questa sinergia.
Insomma, una figura nuova, tutta da creare e da formare. Una sfida che AntonioTalarico – coordinatore del progetto Slo Figc – si augura le società raccolgano al più presto, visto che soltanto 8 della serie principale e 10 della Lega minore l’hanno fatto. E senza dimenticare, ha aggiunto il direttore generale della Lega Calcio Serie A Marco Brunelli, che gli spettatori meritano più attenzioni e servizi. Ora la palla passa alle società di calcio.

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