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Scontro sui soldi della Leopolda, Renzi studia il partito-nazione

I maligni gli attribuiscono l’intenzione di andare a votare in primavera, i critici interni lo accusano di aver indebolito il Pd. Tra accuse opposte Matteo Renzi tornerà, da lunedì, ad occuparsi del partito a partire dalla direzione nella quale rilancerà la necessità di un «partito della nazione», un Pd a vocazione maggioritaria che faccia il pieno tra la gente e nelle urne. La minoranza, però, non sembra intenzionata tanto ad applaudire e chiederà conto al leader Pd anche per la Leopolda, la culla del renzismo che si celebrerà a Firenze il fine settimana successivo. Anche se sulla legge di stabilità, tranne qualche voce isolata, per ora la minoranza del partito non è andata all’attacco, come invece sul jobs act, non soffia grande armonia nel Pd. La minoranza ha puntato il dito sul calo del tesseramento, accusando Renzi di aver indebolito la «ditta» per pensare solo ai voti nelle urne. Il premier non sembra preoccupato dall’accusa e a controprova porta il 40 per cento di voti ottenuti alle europee. D’altra parte è ad un partito trasversale, aperto tanto agli imprenditori quanto agli insegnanti che il segretario Pd punta. Un partito che torni alla vocazione maggioritaria, che all’inizio Walter Veltroni tentò di creare. E che ora, anche davanti al crollo dei partiti tradizionali e alle difficoltà di Forza Italia, Renzi spera di radicare. I malpancisti, però, rinfacciano al premier di lavorare per sè stesso più che per il Pd. E vedono nella quinta edizione della Leopolda, da venerdì a domenica prossima a Firenze, un’iniziativa di corrente promossa proprio dal rottamatore che voleva chiudere le correnti. Stefano Fassina, il più agguerrito oppositore del leader Pd, va all’attacco sui finanziamenti della Leopolda. «Non si potevano evitare – chiede l’ex viceministro – i generosi e certo disinteressati contributi di 2 milioni da parte di chi è stato nominato dal governo Renzi nel cda di importanti aziende pubbliche? Le ingenti risorse da te raccolte, invece che per la tua corrente, non potevano essere utilizzate per tutto il Pd?». Accusa che sia la fondazione Open sia Maria Elena Boschi smentiscono. «La kermesse costerà come gli altri anni – spiega – circa 200mila euro e non ci sono sponsor istituzionali, non ci sono partecipate dello Stato». Il ministro, che negli anni scorsi era stata la madrina dell’iniziativa, quest’anno resterà in disparte. «Darò una mano nel back office», dice. E chiarisce, a scanso di equivoci, e anche perchè, a quanto si apprende, nessun esponente di spicco della minoranza ha aderito all’invito, che «non si tratta di un evento del Pd ma di un’iniziativa aperta a tutti e tra i partecipanti ci sono molti iscritti». Nella versione di governo, a quanto si apprende, la Leopolda cambierà anche pelle: meno interventi dal palco e meno vip e più confronti tra politici e cittadini. Anche quest’anno, però, Renzi sarà presente tutti e tre i giorni.

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