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SINODO/ Il Papa: Dio non teme le novità, seminiamo per il futuro

«Dio non ha paura delle novità!». Nella messa di chiusura del Sinodo sulla famiglia, in cui ha anche elevato all’onore degli altari il nuovo beato Paolo VI, papa Francesco non ha cessato di richiamare la sua Chiesa al «coraggio» delle scelte, di fronte alle «innumerevole sfide nuove» poste dalla società. A conclusione di un’assemblea sinodale che, pur avendo cancellato dal documento finale le significative aperture in tema ad esempio di coppie gay, si è comunque divisa proprio sulla questioni più controverse, quelle della comunione ai divorziati risposati e dell’accoglienza degli omosessuali, Bergoglio – alla presenza in Piazza San Pietro anche del suo predecessore Benedetto XVI – ha voluto imprimere una nuova sferzata, invitando sull’esempio del beato Montini a «scrutare attentamente i segni dei tempi» e a cercare «di adattare le vie e i metodi alle accresciute necessità dei nostri giorni e alle mutate condizioni della società». Questo scriveva Paolo VI nel Motu proprio con cui nel 1965, quasi 50 anni fa, istituiva l’organo collegiale del Sinodo dei Vescovi e questo ha ripetuto oggi Francesco ai suoi cardinali e vescovi che per due settimane in Vaticano si sono confrontati, anche in modo molto acceso, sui temi della famiglia, del matrimonio e della morale sessuale, e che ora hanno davanti un altro anno di elaborazione in vista dell’assemblea ordinaria già convocata per l’ottobre 2015. Mai fermarsi, è l’imprinting di Bergoglio, mai sedersi su quanto già esiste. Mai avere paura delle «sorprese» di Dio. A proposito dell’assemblea straordinaria appena conclusa, «è stata una grande esperienza nella quale abbiamo vissuto la sinodalità e la collegialità – ha sottolineato il Pontefice -, e abbiamo sentito la forza dello Spirito Santo che guida e rinnova sempre la Chiesa chiamata, senza indugio, a prendersi cura delle che sanguinano e a riaccendere la speranza per tanta gente senza speranza». «E lo Spirito Santo – ha continuato – che in questi giorni operosi ci ha donato di lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività, accompagni ancora il cammino che, nelle Chiese di tutta la terra, ci prepara al Sinodo ordinario dei Vescovi del prossimo ottobre 2015». «Abbiamo seminato e continueremo a seminare con pazienza e perseveranza – ha aggiunto Francesco -, nella certezza che è il Signore a far crescere quanto abbiamo seminato». Il Sinodo che è stato appena condotto in porto ha mostrato sì un consesso che si è spaccato sulle questioni più «calde», ma anche l’immagine rinnovata di una Chiesa che discute apertamente di temi finora impensabili e dove il confronto – per volontà dello stesso Bergoglio, che ha sollecitato tutti alla «franchezza» e alla «libertà di pensiero» – esce dall’immobilismo su cui ci si è arroccati per troppo tempo. Nell’assemblea, il fronte conservatore è riuscito a far espungere dal testo finale quelle che sono state viste come fughe in avanti, vedi sulle coppie gay, ma su questo tema e su quello dell’ostia ai risposati la spaccatura si è comunque assestata su un 60 per cento circa a favore del testo e un 40 contrario. Ora la parola ritorna alle Conferenze episcopali, alle quali nei prossimi mesi verrà sottoposto un nuovo questionario che integrerà la Relatio Synodi appena pubblicata per andare a costituire il «documento di lavoro» dell’assemblea 2015. «Non sono deluso», ha detto all’ANSA il cardinale Walter Kasper, principale promotore del «sì» alla comunione ai divorziati risposati. «Al Sinodo c’è stata una discussione libera, aperta, realistica. È un dibattito che si è aperto, adesso si andrà al prossimo anno – ha aggiunto -. Io sono calmo, tranquillo. Nessuno si aspettava una risposta a questa questione. C’è una discussione, questo è un aspetto positivo». «Non ci deve scoraggiare il fatto che ci siano pensieri diversi», ha annotato a sua volta, alla Radio Vaticana, uno stretto collaboratore del Papa come il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, coordinatore dei nove cardinali che con Bergoglio stanno riformando la Curia romana. «La grandissima gioia è che abbiamo un Papa», ha sottolineato.

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