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Clamoroso strappo all’Inter, Moratti e i suoi se ne vanno

Moratti se ne va e sbatte la porta. Si dimette dalla carica di presidente onorario dell’Inter e ritira dal Cda del club i tre membri che lui stesso aveva espresso: suo figlio Angelomario detto Mao, Rinaldo Ghelfi e Alberto Manzonetto. E’ un colpo di scena, è un terremoto. Di fatto, anche se è ancora in possesso del 29,5% delle quote del club, Moratti esce di scena, o sta per farlo, o minaccia di farlo, e vedremo con quali conseguenze. Tecnicamente e sul piano amministrativo, il suo gesto per prima cosa fa saltare il Cda nerazzurro, che già lo scorso anno aveva perso un membro (in quota a Thohir) poi sostituito. Ora, a meno che Moratti non nomini lui stesso nuovi membri (ma appare piuttosto improbabile, vista la situazione), bisognerà convocare un’assemblea per eleggere un nuovo consiglio di aministrazione.

Ma al di là dei tecnicismi, il gesto di Moratti è clamoroso perché segna un punto di non ritorno ed è la conseguenza di ciò che è accaduto negli ultimi giorni. Lunedì l’assemblea dei soci aveva approvato il bilancio 2014, con un’ingente perdita di 103 milioni. Per la prima volta in vent’anni, Moratti si era seduto nella piccola folla dei soci, non più presidente come un tempo, e aveva assistito allo svoglimento dei lavori in silenzio, senza intervenire una sola volta, ascoltando la relazione di Thohir, l’intervento degli altri soci, assistendo infine all’applauso con cui l’assemblea aveva salutato la chiusura della giornata. Appena uscito, Moratti aveva rilasciato dichiarazioni non leggere nei confronti dell’allenatore Mazzarri: “Se la squadra non migliorerà per lui saranno guai… Se io l’avrei esonerato? Ma io non sono un buon esempio, ne ho esonerati tanti di allenatori”.

Frasi mal digerite da Mazzarri che aveva replicato duramente: “Non ho tempo di rispondere a Moratti, devo conservare le energie per badare alla squadra”. Già stamattina era trapelato che Moratti era furibondo, e che meditava rappresaglie. Infatti all’ora di pranzo arriva la notizia delle dimissioni del petroliere dall’Inter, e al contempo il ritiro dei suoi rappresentanti dal Cda. A margine, giova ricordare che da alcuni mesi Thohir aveva preso completamente possesso del club, di fatto estromettendo Moratti e i suoi uomini da tutte le linee di comando del club, sia a livello dirigenziale sia a livello tecnico. Nell’Inter non c’è più un dirigente operativo che faccia capo o sia espressione di Moratti, come anche nella squadra non ci sono più suoi uomini: non c’è più il medico sociale Combi, non c’è più il direttore tecnico Branca, non ci sono più i giocatori argentini che erano legatissimi all’ex presidente, a cominciare dal grande capitano Zanetti (relegato in una carica di vicepresidente ma senza deleghe, insomma senza poteri di alcun tipo) e per proseguire con Cambiasso, Milito, Samuel, lo stesso Ivan Cordoba che era diventato team manager ma che un mese fa ha rescisso concsensualmente il contratto.

Non c’era insomma più traccia di Moratti nell’Inter, tranne a livello nominale. Da poche ore, non c’è più neppure a livello ufficiale. Le conseguenze, a questo punto, non sono prevedibili, ma c’è una certezza: mai come ora la famiglia Moratti è fuori dall’Inter e da oggi Erick Thohir (che ha espresso ‘stupore’ alla notizia) viaggerà solo, solissimo. Con il fardello di un passivo di bilancio pesantissimo da cui risalire, con la necessità (molto probabile) di cercare un nuovo azionista di minoranza (anche se ci sarebbero accordi precisi secondo i quali Moratti non può uscire dall’Inter prima di novembre 2015) e con la prospettiva di un’iscrizione alle coppe 2015-2016 molto complicata, perché per le regole del Fair Play Finanziario l’Uefa potrebbe negare all’Inter l’accesso all’Europa. Pazza Inter, è proprio vero.

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